Le grandi storie sono quelle che riescono a generare narrazioni collettive. Capaci di costruire non solo senso di appartenenza ed identità, ma di promuovere anche una cultura della solidarietà e della fraternità. Senza la quale nessuna comunità sarà in grado di rigenerarsi e risollevarsi dalle sue difficoltà. Un patrimonio etico e sociale per provare a sognare un futuro diverso e più buono. Un futuro che, essendo bene comune, appartiene a tutta la comunità. E non basta rappresentarlo sulla facciata di un palazzo, come quello che sarà realizzato dall’Accademia di belle Arti di Brera, per renderlo realtà. Perché solo un futuro costruito attorno a desideri comuni e pensato con uno spirito inclusivo e collaborativo, potrà essere socialmente trasformativo. In grado di generare non indifferenza ma responsabilità e partecipazione.
E così evitare di essere spettatori come purtroppo sta accadendo con il progetto Rozzano – in pratica Cavano Bis – che sta portando alla città un finanziamento di circa 22 milioni di euro. Con progetti di ampio respiro che, seppur provenienti in parte dal territorio, non sono frutto di un esercizio condiviso di incontro ed ascolto comunitario. Ma solo una raccolta di proposte individuali arrivati da alcuni attori della comunità o calate dall’alto come la proposta del ministro Bernini di un polo universitario, per cui come espresso nella delibera della giunta comunale n. 30 del 18/02/2026 “potrà essere precisato a seguito dell’individuazione della specifica facoltà cui sarà destinato”. Delibera dove si consegna al commissario straordinario per l’attuazione del piano straordinario di interventi del decreto Caivano Bis, Fabio Ciliano, il documento di Indirizzo alla Progettazione necessario per ottenere un finanziamento di 4.600.000,00: 3.500.000,00 per il centro cittadino più 1.100.000,00 per l’acquisto sanguinoso dell’edificio commerciale ormai in disuso sito in via OIeandri.
Iniziative per cui si fa fatica anche ad averne conoscenza se non in qualche documento, come questo piano-straordinario-interventi-periferie-definitivo.pdf, che a quanto pare risulta non aggiornato e non corrispondente alla vera realtà. Progetti pensati da chi Rozzano non la vive. Come quelle che, come riportato alcuni giorni fa sul sito del Comune, coinvolgono le istituzioni AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) – Accademia Teatro alla Scala, Conservatorio “G. Verdi” di Milano e Accademia di Belle Arti di Brera – e cinque realtà universitarie e del Terzo Settore: Università Cattolica del Sacro Cuore, Università di Milano-Bicocca, Humanitas University, Università Vita-Salute San Raffaele e CSVnet Lombardia.
Progetti che non nascono dal cuore della sua comunità rappresentata da un Terzo Settore vivace e pluriforme. Da tante altre realtà come la Caritas, l’Area 51, il Balzo, la casa di Betania, i City Angels, Resilia e tante altre associazioni culturali, come il centro Studi Respighiani, sociali – come il CAV (Coordinamento Associazioni Volontariato Rozzano), i diversi comitati di quartieri come quello di Quinto de Stampi o Associazione Rozzano Libera -, sportive – vedi USSA o Associazioni Santi Chiara e Francesco e religiose – come il Consiglio Pastorale della Comunità Discepoli di Emmaus, il mondo arabo e musulmano e la chiesa Veritas e la comunità Ortodossa. Con i partiti dell’opposizione, che magari domani potrebbero trovarsi a guidare la città, e con tanti altri cittadini e associazioni mai convocati a partecipare per disegnare insieme un futuro che appartiene a tutta la comunità.
Coinvolgere direttamente la comunità oltre a trasmettere fiducia e riconoscimento nel loro valore sociale ed anche politico, tesse relazioni e legami sociali. Favorisce senso di appartenenza ad una famiglia per cui vale la pena spendersi ed impegnarsi. Permettendo ad ogni persona di eccedere nella sua capacità di generare doni e valori. Perché l’eccedenza nasce solo da una risposta libera e gratuita. Frutto di riconoscenza e stupore per una fiducia ricevuta.
E’ una chiamata per la quale – come Abramo (Gen 22,1), Isaia (Is 6,8) e Maria (Lc 1,38) – non si può non rispondere con “Eccomi”. Per potere così scrivere una nuova storia per Rozzano. Dove nessuno la chiamerà, come purtroppo accade da parte di un mondo del giornalismo che sa vedere solo ombre, più “Abbandonata ma Gioia” (Is 62,4). Perché i suoi cittadini diventeranno sentinelle della città (Is 62,6). Pronti a gioire e impegnarsi per un sogno comune e condiviso. Il sogno di una nuova Rozzano.