Rozzano Caivano bis: alla radice del problema

Rozzano: complesso commerciale di via Oleandri. Circa 600 mq da demolire. Rozzano: complesso commerciale di via Oleandri. Circa 600 mq da demolire.

Il progetto Rozzano Caivano bis, o noto anche come Modello Rozzano, è sicuramente una grande opportunità di riscatto sociale e culturale per la nostra comunità. Un’occasione per rigenerare un tessuto sociale sfibrato da tante situazioni di degrado presenti soprattutto all’interno del quartiere popolare. Dove non mancano responsabilità a carico della società ALER. Perché “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più” (Lc 12,48). E ALER, nonostante abbia ricevuto e avuto affidato tanto da parte della comunità in termini di edifici, strutture commerciali e spazi pubblici, ha restituito sempre poco in termini di ristrutturazione, manutenzione, servizi, rigenerazione e riqualificazione di aree che avrebbero dato più valore a un patrimonio che oltre ad essere di ALER è anche bene pubblico cittadino.

Posizione emersa anche ieri all’interno dell’ultimo Consiglio Comunale dove – dopo una doverosa introduzione dedicata alla celebrazione della giornata contro la violenza sulle donne – si è discusso di una variazione del bilancio di previsione di circa due milioni di euro, uno dei quali per la riqualificazione dell’area dei negozi di via Oleandri attualmente in stato di abbondono – si tratta di circa 600 mq di negozi in condizioni fatiscenti – e di proprietà dell’ALER. Area che, al fine di essere riqualificata grazie ai fondi del decreto Caivano bis, viene acquistata dal Comune ad una cifra stimata dall’agenzia dell’entrate di 800 mila euro. Per costruirci, come riportato nel mio precedente articolo e nel piano straordinario ministeriale di interventi di riqualificazione, “una scuola civica di musica, un piccolo auditorium (esigenza manifestata anche da tutte le Direzioni Didattiche), una palestra dove consentire di praticare la boxe anche a persone con disabilità”. Simile ragionamento, anche se non sono state fornite cifre e maggiori dettagli, per i negozi di via Mimose, anch’essi, all’interno del progetto di rigenerazione urbana del Centro Cittadino, oggetto di riqualificazione.

Risorse economiche che, nonostante siano finanziate dal governo centrale perché relative al progetto Caivano BIS, potevano essere utilizzate per altri fini. E, come ben espresso nello stesso consiglio comunale dal consigliere Giuseppe Foglia, l’ALER, allora IACP, dopo aver avuto all’inizio della costruzione del quartiere, l’autorizzazione a costruire un numero di palazzine superiore a quanto progettato, – vedi fonte wikipedia – “ha sempre fatto quello che ha voluto” senza un adeguato investimento in servizi e opere di ristrutturazione e manutenzione. E solo grazie ad altri finanziamenti pubblici, come quelli del superbonus 110%, si è riuscito a dare maggiore decoro e dignità a parti del quartiere portando a termine diverse ristrutturazioni di facciate di diverse palazzine.

In continuità con queste riflessioni, anche il consigliere Bersi ritiene “giusto combattere il degrado ma esigiamo che sia parte dello sforzo economico anche di chi ha finto di non vederlo avanzare”. E quindi concordare con ALER un prezzo simbolico per delle strutture che al momento non valgono assolutamente nulla, era una risposta, oltre che possibile, auspicabile, perché segno, aggiungo, di attenzione e responsabilità verso la comunità.

Un gesto di restituzione sociale dal forte valore simbolico. In linea, peraltro, con il suo codice etico che promuove la funzione definita valorizzazione: “rafforza l’immagine e l’affidabilità dell’Ente, consolidando il rapporto fiduciario con cittadini, istituzioni e stakeholder”.

Fiducia che invece l’attuale amministrazione – che sta mostrando molta abilità e competenza non solo nell’attrarre investimenti ma anche nel riqualificare l’immagine di Rozzano – ha dimostrato di avere verso ALER inserendola, come presente nel dossier di Rozzano capitale della cultura Italiana 2028, nella governance dell’intero progetto. Con l’auspicio di mostrare in questo ruolo un impegno più concreto e credibile a favore della valorizzazione e dello sviluppo sociale e culturale del territorio.

È sarà un bene non solo per la cittadinanza di Rozzano, ma anche per il futuro di una società che ha fortemente bisogno di ripristinare un rapporto di maggiore fiducia e responsabilità verso i suoi cittadini. E anche forse di rivedere il codice etico mettendo più al centro la comunità e i cittadini, vero valore societario da tutelare e valorizzare.

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