Rozzano, Nicola Giliberti presenta il suo libro: Cadi Alzati Vinci.

Rozzano. Il libro di Nicola Gilberti "Cadi. Alzati. Vinci" Rozzano. Il libro di Nicola Gilberti "Cadi. Alzati. Vinci"

Nicola Giliberti presentandoci, presso la Cascina Grande di Rozzano, con la presenza del Sindaco e di quasi tutta la giunta comunale al completo, il suo nuovo libro, “Cadi Alzati Vinci“, dove racconta, con uno stile leggero ed elegante, diverse storie di grande successo sportivo, riesce a smascherare, anche se a prima vista non sembrerebbe, ma dalla sua intervista di ieri emerge chiaramente, uno degli idoli della società moderna: il mito della meritocrazia. Ideologia che misura il successo come premio per i propri meriti e il fallimento non come responsabilità sociale ma colpa individuale. Una colpa che diventa la causa delle proprie sciagure. Dei propri insuccessi e delle proprie povertà. Insuccesso che spesso – come nella storia raccontata da Nicola sul suo amico Jpata, che dopo un grave infortunio è costretto ad abbandonare il calcio, dove “era già dentro” – arriva imprevisto sotto forma di un infortunio. Come la tragedia vissuta dal profeta e giusto Giobbe che lo porta anche a imprecare contro Dio (Gb 16,13). A mettere in discussione una fede fino a quel momento forte ed incrollabile. Perché incapace di rispondere alla domanda: Dio, perché proprio a me?

Domanda a cui i protagonisti delle storie raccontate da Nicola – da Michael Jordan a Kobe Bryant passando per Ayrton Senna e Cristiano Ronaldo – non hanno eluso. Perché le loro storie sono sempre attraversate da dolore e difficoltà. Da contesti, come nel caso di Serena Williams, “dove molti smettono di sognare troppo presto perché non è facile“. Come a Rozzano. Dove farcela, come sperimentato in prima persona da un Rozzanese doc come Nicola, è già un successo. Ma, grazie alla fede in se stessi e alla passione per ciò che si fa, diventa possibile trasformare le negatività in opportunità di riscatto sociale. Consapevoli che, nonostante la narrazione dominante di poter avere tutto e subito, non c’è successo senza sacrificio.

Sacrificio che spesso è un vero e proprio deserto esistenziale. Come quello attraversato da Muhammad Ali che, dopo essere stato squalificato da qualsiasi torneo sportivo per essersi rifiutato di arruolarsi in una guerra inutile e contro un popolo senza nessuna colpa, arriva a scoprire il senso e il significato profondo della propria vita. Una continua lotta senza violenza per favorire la costruzione di una società più libera e giusta. Per permettere a tutti, a prescindere dal contesto sociale e culturale di partenza, di sognare un futuro migliore. Sforzo accessibile a tutti grazie a quella qualità, presente in ogni uno di noi, chiamata resilienza: un vero e proprio “muscolo che più si allena e più cresce”. Ma a condizione di incontrare mani tese che, al contrario dei falsi amici di Giobbe (Gb 19,2), aiutano a rialzarci dai mucchi di letame in cui spesso ci troviamo.

E non importa se, a differenza dei protagonisti del suo libro, ci saranno fallimenti. Perché il fallimento non esiste. Sono solo invenzioni della nostra società spesso strumentalizzati per denigrarci e addossarci responsabilità inesistenti. E così trasformare responsabilità sociali in colpe individuali che ci spingono spesso nella trappola della depressione. Come stava per accadere anche al nostro Nicola prima di scoprire che esistono in realtà non fallimenti ma tentativi. Esperienze a cui, allenatori, adulti e educatori, sono invitati a promuovere e sostenere. A riconoscerne il valore e a trasmettere fiducia. Perché dalla fiducia nasce la gratitudine per i doni più semplici, ma spesso dimenticati, della vita. E così passare dal grazie al sogno diventa reale possibilità.

E in questo contesto, le storie dei nostri campioni sportivi diventano non solo una preziosa testimonianza a non arrendersi mai nella vita, a non mollare e rialzarsi sempre nonostante le cadute, le fatiche e le sconfitte. Ma anche una metafora per veicolare un messaggio pieno di senso e di umanità. Un invito a non avere paura di sbagliare. Perché tutti, come anche Tiger Woods, possiamo cadere. Ma importante è non essere ossessionati da una immagine di noi stessi idealizzata, ma accettare con umiltà limiti e fragilità. E sostenendoci a vicenda provare a generare una catena di mutua reciprocità. Dove il successo non è diventare campioni ma riuscire ad avere un “lavoro dignitoso e una buona famiglia”. A sfuggire, come avvenuto a diversi amici di Nicola, a compagnie pericolose e sbagliate. Per arrivare così ad avere una vita buona e giusta.

In tale direzione non può mancare l’Impegno e la responsabilità politica nel creare per i nostri ragazzi luoghi di incontro ed ascolto. Dove costruire buone relazioni capaci di generare fiducia. In grado di insegnare che nella vita siamo spesso come tanti Giobbe sofferenti in attesa di una mano amica a cui aggrapparci per rialzarci. E, in attesa del suo arrivo, come fece LeBron James, tentare di rialzarsi da soli. Senza preoccuparci di ricadere. Ma se riusciamo a rialzarci, sarà bello scoprire il nostro successo non in una vittoria sportiva ma nella gioia di essere propria quella mano amica attesa da tanti altri che, come sempre LeBron prima di diventare un campione, sono desiderosi di un futuro più buono e migliore.

E così, mentre troviamo un buon lavoro in un negozio di ortofrutta e nel frattempo costruiamo una famiglia, scoprire che i campioni in fondo siamo proprio noi.

Grazie Nicola.

Cadi Alzati Vinci

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