Mentre Stati Uniti e Israele calpestano la giustizia e il diritto internazionale (Amos 5,7), in Italia, in occasione del Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026, si prova a ridisegnare, almeno nelle intenzioni dei promotori, una giustizia più equa e migliore. Con il rischio, come sostenuto dagli oppositori, di snaturare la sua natura – come ben espresso all’interno della nostra costituzione nell’articolo 104 – di essere un potere autonomo e indipendente. Perché solo la sua indipendenza può assicurare, evitando ai potenti di influenzare a proprio favore il corso della giustizia e tutelando i diritti e le istanze dei più deboli e indifesi, una legge veramente uguale per tutti. E, in tale contesto, informarsi adeguatamente prima di andare a votare diventa un esercizio non solo politico ma anche civile e sociale. Una testimonianza di piena e attiva cittadinanza.
Occasione offerta il prossimo mercoledì 18 marzo da un evento organizzato dalla Comunità discepoli di Emmaus presso l’Oratorio Sant’Angelo. Luogo dove si confronteranno, in un clima disteso e sereno, moderati dall’Avvocato Domenico Santoro, le ragioni degli opposti schieramenti. In una cornice non abituata generalmente ad ospitare confronti politici. Forse un’errore. Perché la politica non è solo una professione, ma una vocazione al servizio del bene comune. Un impegno orientato alla costruzione di società più libere e giuste. Grazie a braccia aperte disponibili ad aiutare coloro che, spesso a causa di eventi sfortunati come malattie, perdite di lavoro o crisi esistenziali, si trovano nel fango a pascolare porci (Lc 15,15). E così trasformare porcili in viti pregiate (Is 5,2). Per mezzo di istituzioni che, al contrario di quelli criticati dal profeta Ezechiele (Ez 34,4), rendono forti le pecore deboli, curano le inferme, fasciano quelle ferite e riportano le disperse.
Appello che diventa per tutti i cristiani, anche se non iscritti in un partito politico, una responsabilità da custodire e coltivare. Da vivere anche all’interno di spazi religiosi, Perché la Bibbia ci parla di Dio anche attraverso un linguaggio laico e civile. Dove gli alberghi accolgono vittime di ingiustizie (Lc 10,34), i denari non si seppelliscono ma si condividono (Lc 15,14), e le piazze e non le chiese e i templi custodiscono un albero di vita (Ap 22,2). Un linguaggio che ci invita nel tempo presente e non in un futuro lontano a rendere Beati i poveri e gli affamati (Lc 6,20). Non solo una provocazione ma una inquietudine interiore che non dovrebbe far stare mai sereni fino a quando almeno un povero gira nelle strade delle nostra Rozzano.
Anche perché un capitalismo ormai entrato sempre di più nelle nostre vite tramite un consumo di beni e servizi sempre più pervasivo, che ha trasformato il mercato in un idolo onnipotente e Dio in uno impotente schiacciato inerme nel fondo delle nostre coscienze, può essere fronteggiato attraverso un impegno corale, a prescindere delle proprie fedi o idee politiche, attorno a valori comuni e condivisi. I valori della pace, giustizia e fraternità.
Valori alla base di ogni impegno a servizio della comunità. E il primo impegno a cui siamo chiamati è proprio quello di andare a votare, giorno 22 e 23 marzo, per il Referendum costituzionale.
Buon voto a tutti. E vinca la Giustizia.