Il Sacro Cuore ama e soffre anche a Rozzano

Il Sacro Cuore ama e soffre anche a Rozzano Il Sacro Cuore ama e soffre anche a Rozzano

Dio a Rozzano, nonostante quanto cantato dal famoso rapper Rozzanese Paky nel suo brano Gloria, non si fa i “cazzi suoi”. Ma sta accanto ai tanti che, come Giobbe nel suo mucchio di cenere (Gb 2,8), sono in cerca di mano tese a cui aggrapparsi per uscire dai porcili della vita. Dove oggi spesso ci si ritrova non per colpe personali, come accaduto al figliol prodigo (Lc 15,11), ma per responsabilità sociali. Causati da degrado ed emarginazione che, come nel caso del quartiere Aler di Rozzano, sono frutto di decenni di irresponsabilità politiche e amministrative. E, in tale contesto, Dio non può aspettare. Così ha imparato, perché Dio sa imparare anche dagli uomini (Matteo 15, 21), ad andare a cercare i suoi figlioli da salvare tra i porcili della vita. E lo fa anche a Rozzano. Grazie all’impegno di tanti cuori generosi e solidali, rappresentate da una pluralità e diversità di realtà sociali, culturali, sportive e religiose, che quotidianamente curano pecore deboli e inferme, fasciano ferite e riportano quelle disperse (Ez 34, 4).

Questo è forse anche il motivo che ha visto mercoledì 1 Aprile ospitare, presso il Teatro Fellini di Rozzano e grazie all’organizzazione della Comunità Pastorale Discepoli di Emmaus, la visione del docufilm Sacro Cuore – Il suo Regno non avrà mai fine che celebra il 350° anniversario delle apparizioni del Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque (1673-1675) presso Paray-le-Monial in Francia. Con una riflessione introduttiva di Don Luigi e di Federica Picchi Roncali, fondatrice e amministratrice della casa produttrice del film: Dominus Production Group S.r.l. Una donna che ha rinunciato a un prestigioso lavoro in una banca d’affari per fondare una azienda produttrice di storie di senso e di vita buona. Per indicarci una via e una direzione santa da seguire. Come quella ben raccontata dal docufilm Sacro Cuore.

All’interno del quale è tessuto un arazzo dove si alternano intrecciandosi, oltre alla storia delle apparizioni avute dalla Santa Maria Alacoque, testimonianze di conversioni reali e riflessioni teologiche spirituali attorno alla devozione del Sacro Cuore. Un Cuore capace di trasformare povertà spirituali in giardini profumati di gioia e di amore da condividere e portare tra le genti. Una devozione sicuramente alla base dell’ondata di conversioni spirituali che negli ultimi anni, stupendo tutti, sta contagiando la Francia.

Un film che emoziona e stupisce per il rinnovamento spirituale capace di suscitare il Sacro Cuore che, oltre ad amare, soffre intensamente per il dolore e le sofferenze provocate da guerre e violenze insensate. Per un’umanità che anziché trasformare le lance in aratri (Is 2,4), continua ad aumentare le spese militari al 5% del Pil, a perpetrare genocidi silenziosi contro popoli inermi e indifesi e a violare il diritto internazionale violando la dignità e la sovranità di stati Sovrani. E noi Italiani (non tutti naturalmente), mentre ci facciamo ogni domenica il segno di Croce, magari pure a messa, riusciamo a stare non solo in pace con le nostre coscienze, ma tramite le aziende di Stato continuiamo a fare affari con chi ha le mani sporche di sangue.

Ma il Sacro Cuore – “infiammato d’amore, circondato di spine e sormontato da una croce” – ci invita non solo ad accogliere un amore gratuitamente ricevuto, ma anche a condividerne la sua sofferenza per una umanità dove i poveri, gli affamati e le vittime di ingiustizie sono maledetti anziché Beati. E gridare contro Dio “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, contro la sua assenza e il silenzio, di fronte a una parte di umanità sofferente e angosciata, come ha fatto anche Giobbe rasentando quasi la bestemmia, può essere la strada giusta per demolire tutte le nostre certezze. Come come quella che vede Dio assente ingiustificato nelle sofferenze umane e che ci impediscono spesso di aprirci all’incontro sincero e onesto con gli Altri. Perché Dio non è mai assente. Ma siamo noi a renderlo tale. E gridare contro di Lui può essere il primo passo per comprenderlo.

E così, con un cuore nuovo (Ez 36, 26), come anche narrato all’interno del film, accogliere la Resurrezione di Cristo e il suo Spirito che ci viene donato per non essere più soli nell’amore e nel dolore. Per non gridare più contro Dio, ma, insieme a Lui, contro i potenti e i mercanti di armi che continuano a calpestare il povero e sterminare gli umili (Amos 8,4). Contro coloro che continuano ignorare il diritto, la giustizia, la pace e la dignità umana.

E il Sacro Cuore ci accompagna a trasformare questa indignazione in azioni concrete di misericordia e solidarietà. Come faceva già quel Cuore 2000 anni fa, tra le vie della Palestina, a favore di lebbrosi, deboli, malati e poveri. Perché per loro soffre il Cuore di Gesù. E in loro è il regno dei Cieli.

Buona Pasqua di Resurrezione a tutta la città di Rozzano.

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