Rozzano è una città speciale, non tanto per le sue realtà di eccellenza sanitarie, sportive, sociali ed economiche, o per la sua strategica posizione a pochi passi da Milano, ma perché dentro la sua anima è capace di custodire e tenere insieme tutte le dimensioni che attraversano, nel suo lungo incidere lungo il corso della storia, il cuore pulsante dell’umanità: miseria e lusso, civiltà e inciviltà, amore e odio, amicizia e rivalità, libertà e dipendenza, mitezza e violenza. E, proprio per questa sua natura, forse più di peccatori che di santi, la città riesce a sperimentare nella sua fragilità, da tanti condivisa e vissuta, quel filo di fraternità che tiene unità una comunità che ama ritrovarsi, ascoltarsi, pregare ed amare.
Una comunità unita, aperta e accogliente con la consapevolezza che c’è vero paradiso solo se riusciamo a passare, senza perderci, come tanti Giobbe, sopra il letame della nostra umanità. E quando stiamo per affondare, guardare in alto e pieni di stupore scoprire una mano tesa pronta a risollevarci. E, dopo averla afferrata, come una corda, risorgere e ritornare a camminare tra le vie della città. E diventare così pellegrini come tutti i nostri padri (1 Cr 29,15) e come le famiglie della Comunità Pastorale Discepoli di Emmaus in pellegrinaggio comunitario: una storia comunitaria capace di parlare alla città che dimostra che, tra le tante carestie di Rozzano, sicuramente non manca, anzi sovrabbonda, quella di storie belle da narrare e raccontare.
Un pellegrinaggio di diverse famiglie della nostra città organizzato, con la collaborazione del consiglio Pastorale, dalla Pastorale Familiare che rivolge principalmente il suo impegno, grazie anche alla preziosa presenza di diversi laici – tra i tanti voglio ricordare, perdonate tutti quelli che non menziono e sono tanti, Stefano Paris di Ponte Sesto – alla cura, all’accompagnamento umano e spirituale delle famiglie del nostro territorio. Un pellegrinaggio sulla via di Francesco che, da oggi fino a domenica, attraversando alcuni luoghi da Perugia ad Assisi evocativi della vita del Santo, ne ripercorre passi ed orme legati al suo carisma che parla di amore per il creato e per tutte le creature. Di letizia, pace, gioia, umiltà e povertà. Bene comune umanitario da custodire come antidoto a ogni forma di violenza e prepotenza.
Un cammino di liberazione da paure e inutili fardelli per ritrovare, lontani dal benessere delle nostre quotidianità e insieme a tanti compagni di viaggio, relazioni umane più profonde e sincere. Un tempo di distruzione di tutte quelle false certezze offerte da una società consumista e individualista che divide e separa. Un piccolo esodo dal nostro confort per capire, come il popolo di Dio liberato dalla schiavitù dopo aver attraversato il deserto, che non esiste nessuna terra promessa, ma solo un regno, per il quale spendersi, dove i poveri e gli affamati sono Beati (Luca 6,20). Dove “sorella morte” (Cantico delle creature) non fa più paura, non perché certi di meritarsi il paradiso, ma perché consci di aver fatto di tutto per realizzarne un piccolo granello già su questa terra. Magari rendendo Beati, con un gesto di vera carità, dei poveri incontrati lungo il cammino della vita.
E tornando dal pellegrinaggio, pieni di gratitudine e di stupore per i doni umani e spirituali ricevuti, far fiorire gesti ed atteggiamenti di reciprocità. Trasformando una esperienza spirituale e comunitaria in un messaggio politico, sociale e religioso. Un messaggio di pace e fraternità da tradurre in gesti concreti, ognuno per quel che può, orientati a favorire una piena e libera partecipazione da parte dei cittadini alla vita sociale, economica e culturale della città. Perché senza partecipazione sociale – da promuovere soprattutto politicamente in un momento storico unico, che vede arrivare a Rozzano un finanziamento di circa 22 milioni di euro – non c’è libertà e corresponsabilità.
Perché tutti i pellegrinaggi sono cammini di libertà dalla schiavitù delle catene delle nostre certezze e del nostro benessere che, dopo aver attraversato strade impervie e tortuose, approdano a un albero di vita che non si trova, come qualcuno pensa, nelle chiese e nei templi ma in mezzo alla pianta della città (Ap 22,2). Dove si trova la comunità, anche quella della nostra città.
Buon pellegrinaggio.