La scuola non solo è un luogo di formazione civile e professionale che aiuta a diventare cittadini tolleranti e rispettosi di diversità umane e sociali, da scoprire e vivere, non come fonte di paura, ma opportunità di maggiore sviluppo e benessere comunitario. È anche un luogo dove coltivare e custodire desideri di comunità più inclusive, libere e aperte. Dove impegnarsi a favore di tutti quelli che non hanno il coraggio, come il servo pauroso della parabola dei talenti raccontata da Gesù (Mt 25,12), di mettersi a servizio di verità e ideali profondi in grado di dare senso e significato alla vita e alla società. E in questo impegno scoprire che forse Gesù, punendo quel servo, ci ha voluto insegnare che anche chi è in possesso di un solo talento, se sostenuto da luoghi di speranza e rigenerazione sociale, come può e dovrebbe essere la scuola, può trovare la forza di investire in scelte coraggiose e radicali.
E con questo coraggio imparare ad alzare la voce per denunciare, non solo quelle piccole ingiustizie delle comunità, ma anche quelle che impediscono lontano da noi a tanti poveri e innocenti bambini di rinunciare alla possibilità di frequentare la scuola. Questo sta accadendo, ormai quasi da due anni, ai bambini della striscia di Gaza dove la normalità della vita, insieme alla distruzione di scuole, luoghi di socialità, piazze e università in seguito a bombardamenti continui, è ogni giorno minacciata e tenuta sotto ostaggio dalla violenza e dalla follia dell’esercito israeliano. E a questo crimine contro l’umanità e contro lo stesso Dio degli ebrei, che “vuole amore e non sacrifici” (Osea 6,6), la scuola non può rimanere indifferente.
Perché senza il coraggio di fermarci almeno per un minuto per esprimere, non solo il nostro sdegno e sconcerto, ma anche la nostra vicinanza e solidarietà umana verso dei bambini che, oltre a non poter andare a scuola, sperimentano anche il dramma di una carestia forse deliberatamente causata, non saremo in grado di insegnare ai nostri figli il vero valore della libertà, giustizia e fraternità. Valori che richiedono, più che essere spiegati, testimonianze e gesti reali e concreti.
Per tutto questo rilancio alle scuole di Rozzano “la proposta per le scuole di fare un minuto di silenzio per il primo giorno di scuola per Gaza e la Palestina per essere vicini alle migliaia di bambine/i, studenti e insegnanti che non possono andare a scuola, perché scuole e università sono state distrutte e loro stanno vivendo sotto continua minaccia di bombardamenti e aggressioni”. Proposta lanciata dalla scuola per la pace Torino e Piemonte, docenti per Gaza e l’osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: https://osservatorionomilscuola.com/2025/08/28/proposta-scuole-minuto-silenzio-primo-giorno-gaza-palestina/.
Un minuto di silenzio rivolto a docenti e insegnanti delle scuole primarie, secondarie e universitarie da osservare all’inizio del primo giorno di scuola. Un minuto di silenzio per gridare la nostra indignazione e la nostra ferma condanna per una violenza disumana che sta colpendo tanti poveri innocenti. Per educare i nostri bambini e ragazzi al valore della vita, della pace e della giustizia umana. E provare a far sentire ai bambini di Gaza, almeno spiritualmente e per un solo minuto, la solidarietà silenziosa di una comunità dal cuore generoso: Rozzano.