Rozzano: dal sogno di capitale della cultura all’incubo dei topi

Rozzano: complesso commerciale di via Oleandri. Circa 600 mq da demolire. Nel frattempo i topi trovano bivacco e ristoro. Rozzano: complesso commerciale di via Oleandri. Circa 600 mq da demolire. Nel frattempo i topi trovano bivacco e ristoro.

Il sogno di Rozzano di diventare capitale della cultura italiana 2028, svanito appena otto mesi fa, non era la fine di una storia. Ma l’inizio di una nuova. Di un percorso, come condiviso diverse volte dall’attuale Sindaco, di sviluppo sociale ed umano per mezzo proprio della cultura. E grazie anche alla realizzazione di alcuni progetti pensati all’interno del dossier da realizzare, nonostante l’esclusione dalla lista dei finalisti, con l’aiuto di alcuni sponsor. Invece il sogno è diventato un incubo con protagonisti non gli sponsor ma i topi che, come raccontato anche in un mio precedente articolo, aggravano ancora di più il degrado sociale, urbano e ambientale di Rozzano. E così si alimentano, come purtroppo sta accadendo sui media nazionali, continue narrazioni distorte e negative della città. Dimenticando gli sforzi e i buoni risultati di chi invece quotidianamente è impegnato a favore del bene di Rozzano.

E tutto questo forse perché il sogno, essendo nato durante l’ultima campagna elettorale per ottenere anche vantaggi elettorati, non era né profezia e né dono gratuitamente condiviso. Come al contrario invece insegnano i grandi sognatori biblici. Tra i quali Giuseppe che, venduto dai suoi fratelli per invidia (Gen 37), sperimentò, nella sua fase iniziale, svantaggi anziché benefici. Ma i suoi sogni, essendo pura vocazione, senza nessun fine personale, non potevano, anche a costo di compromettere la propria vita, essere taciuti. Una storia che ci insegna un messaggio importante nel riconoscere i buoni sogni da quelli cattivi che sono spesso usati, come nel caso di Rozzano (anche se intenzionalmente), per ottenere vantaggi. E alla lunga come succede proprio ai falsi sognatori (Dn 2,13), diventano controproducenti. Perché i veri sogni sono contagiosi solo quando nascono nel cuore e non nella testa.

Come del resto dovrebbe essere la vera politica. Ovvero passione orientata al servizio del bene della comunità. Con responsabilità e spirito di gratuità. E con la consapevolezza che il futuro della città non è un bene privato, ma comune. Da custodire e valorizzare insieme. Dove il primo presidio contro il degrado e la violenza – ritornata prepotentemente questa settimana con un’altra sparatoria, questa volta a pochi metri da un asilo – sono proprio i cittadini. Ma a condizione di essere coinvolti, come sta facendo in queste ore il Sindaco nell’invitare la città a riprendersi i propri spazi – nei processi di programmazione (stabilire le priorità su cui lavorare) e progettazione (realizzare i progetti) con uno stile sussidiario. Improntato sul coinvolgimento e sulla partecipazione di tutte le espressioni della società – dalla onlus agli oratori passando per l’associazionismo civico e culturale- non solo nel disegnare il futuro di Rozzano, ma anche nel far sentire i sogni condivisi come propri. Per i quali vale la pena spendersi. Perché i sogni possono realizzarsi solo se diventano comuni e sentiti (Es 41).

Altrimenti vanno a male e diventano incubi. Come quello dei topi. Un problema complesso ancora non risolto. Dove quello che forse è più mancato non è stato tanto l’impegno da parte dell’attuale amministrazione, ma l’assenza di un progetto pluriennale sinergico tra i principali attori – Comune e Aler – allargato al contributo dei residenti del quartiere Aler tramite opportuni programmi di educazione ambientale e mirate campagne di sensibilizzazione.

E così come i sogni possono diventare incubi, anche gli incubi possono trasformarsi in sogni. Ma solo se i protagonisti anziché alimentare risentimento guardando al passato, sono capaci di guardare al futuro con uno spirito di rinnovata unità e coesione. Perché ciò che salva una comunità non sono i ricordi di ieri, ma i sogni di domani.

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