In un modo sempre più popolato dall’intelligenza artificiale, che rischia di sostituire, come sta già accadendo, la presenza umana in molti ambiti della vita, risuona sempre più forte, come dice il papa nella Magnifica Humanitas, custodire la persona umana e la sua dignità. Perché questa tecnologia, decidendo al posto dell’uomo, rischia di ridefinire il concetto di umanità. Sempre in bilico, come espresso dall’enciclica, dalla tentazione di costruire torri per dominare e uniformare (Gn 11,1-9) e il desiderio di ricostruire insieme le mura delle nostre città (Ne 2-6). Proprio per questo la Comunità Pastorale discepoli di Emmaus di Rozzano dedica l’evento degli Aperitivi teologici, ormai arrivato al quarto anno, al tema dell’intelligenza artificiale.
E così, in un clima conviviale preceduto da un ricco buffet, nel primo appuntamento in programma il prossimo lunedì 26 ottobre, dal titolo “Quando le macchine hanno imparato ad imparare”, si entrerà dentro l’algoritmo. Non tanto per capirne di più il funzionamento, ma per conoscere meglio l’uomo. Per comprendere perché diventa sempre più necessario custodire la sua umanità da una tecnologia che rischia di oscurarne significato e ruolo. Perché l’uomo a differenza della macchina non è orientato alla perfezione. È invece orientato alla relazione. E normalizzarne, anche se in alcuni ambiti, la sostituzione rischia di compromettere la sua splendida vocazione. Vero bene comune da custodire e da valorizzare.
Perché ci sono dimensioni umane che l’intelligenza artificiale non ha e né avrà mai. Come un cuore capace di pregare. Di discernere il bene dal male per tentare di costruire società sempre più attente ai bisogni dei più deboli e fragili. Impegnandosi a trasformare tutto questo in istituzioni, come la sanità e la scuola pubblica, in costituzioni, come la nostra, orientata alla promozione del bene comune e alla tutela di diritti, e in organismi internazionali, come l’ONU, impegnati, pur tra mille difficoltà, a promuovere la pace e la giustizia nel mondo. Tutto quello che l’intelligenza artificiale mette in discussione. Perché non è capace di amare, ma solo, anche se splendidamente, di parlare. E nemmeno di generare relazioni, ma solo correlazioni tra parole. Potremmo ancora continuare, ma adesso ci fermiamo.
Di tutto questo, e altro ancora, si parlerà già al primo appuntamento in programma il prossimo lunedì. Un’occasione per comprendere, anche se in modo sfumato, come funziona veramente l’intelligenza artificiale. E come usarla in modo consapevole ed efficace. E perché pone a tutta l’umanità, e anche a noi di Rozzano, un appello alla responsabilità. Ad essere, all’interno di questa grande trasformazione sociale e culturale, con tanti rischi e anche opportunità, attori non irrilevanti, ma protagonisti.
Tutto questo è possibile anche a Rozzano. La città del degrado e del disagio. Delle sparatorie e dello spaccio. Delle ronde e delle scuole vandalizzate da giovani confusi e arrabbiati. Ma sempre nel cuore di questa città, presso l’Oratorio Sant’Angelo, la sapienza si è costruita la sua casa e ha imbandito la sua tavola (Pr 9,1). E ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: “Chi è inesperto venga qui!”. (Pr 9, 3-4). Perché non accoglierne l’invito? La Voce di Rozzano ci sarà.