Dalla Spagna un messaggio a Rozzano: abitare è un diritto

Proteste per l'emergenza abitativa a Madrid. Foto lapresse. Proteste per l'emergenza abitativa a Madrid. Foto lapresse.

Il racconto della vigna di Nabot (1 Re 21), rubata a Nabot con un perfido complotto da parte del re Acab e sua moglie Gezabele per essere trasformata in un orto, non è solo una storia di ingiustizia e violenza isolata nel tempo. È anche una storia sempre attuale. Che si ripete ogni volta che le vigne delle nostre città si trasformano, con la complicità dei nostri politici, in orti personali. Dove la gioia della vendemmia cede il posto alla logica del profitto e degli interessi dei nuovi padroni. Con nuovi Nabot, come Maricarmen Abascal di Madrid, sfrattati dalle loro vigne dopo anche 70 anni di presenza. Ma Dio, anche se non direttamente come fece nella storia della vigna di Nabot, continua a chiedere giustizia per mezzo di giovani Elia scesi in piazza con coraggio a protestare per l’emergenza abitativa.

È la stessa emergenza della nostra Rozzano. Dove, non a causa di Acab e Gezabele, ma di un’indifferenza e complicità istituzionale protrattesi nel tempo, si è reso degradato e inospitale il quartiere popolare Aler. La vigna di Rozzano. Una vigna che continua a essere saccheggiata. Compromettendo, anche se in uno scenario differente rispetto a quello spagnolo, il diritto all’abitare.

Perché tale diritto non richiede solo, al contrario di quanto sta accadendo nella vicina Milano dove lo studentato universitario è stato trasformato in un hotel per pochi privilegiati, la possibilità di avere case vendute ed affittate a prezzi sostenibili. Richiede anche un ambiente urbano dignitoso e decoroso. Un contesto capace di promuovere sviluppo sociale e senso di appartenenza. Di favorire la partecipazione civile alla costruzione di un futuro che non appartiene solo all’Aler e alla giunta comunale, ma a tutta la città. Dove la sicurezza è garantita dalle forze dell’ordine e da un tessuto sociale civile e responsabile.

Per tutto questo non bastano belle parole. Ci vuole forse una vera e propria rivoluzione culturale. Come sarebbe stata quella annunciata, e ormai scomparsa dall’azione politica della nostra giunta comunale, per la candidatura a Rozzano capitale della cultura 2028.  Un percorso fallimentare non per non avere raggiunto l’obiettivo finale, ma per non avere dato seguito all’intenzione di realizzare, a prescindere del risultato, una parte delle più di cento idee proveniente da parte della città: associazioni, parrocchie, oratori, gruppi giovanili, realtà del Terzo settore e semplici cittadini, e dipendenti comunali. Un programma aperto alla collaborazione con realtà sociali e culturali di grande spessore e fama anche internazionale – Humanitas, l’Accademia Teatro alla Scala,  Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi”, Arnoldo Alberto Mondadori, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Fonderia d’arte De Andreis, IULM – scomparso persino dal sito che ne ospitava il relativo dossier.

Dossier online di Rozzano Capitale delle cultura Italiana 2028 non più presente
Il dossier di Rozzano Capitale delle cultura Italiana 2028 non più presente online.

Cancellare il passato non aiuta certo a costruire il futuro. Perché quelle idee, se realizzate, avrebbe creato a Rozzano, un laboratorio culturale di rigenerazione urbana e sociale. Con protagonisti le idee e i cittadini di Rozzano insieme alla professionalità di enti pubblici di alta formazione artistica, musicale e culturali. Alcune delle quali avevano dato la disponibilità di esserci a prescindere. Invece niente di tutto ciò purtroppo si sta facendo.

E così la vigna di Rozzano, dove erano state piantate viti pregiate, continua a produrre non uva, ma acini acerbi (Is 5,2). Ma Dio questa volta continua ad aspettare. Dandoci un’altra possibilità: le risorse del decreto caivano bis che con i suoi 22 milioni potranno dare un volto nuovo e migliore alla città. A cominiciare dalla sua fucina culturale: l’oratorio di Sant’Angelo. E con tanti altri progetti per i quali chiediamo all’amministrazione comunale di presentarli in maniera chiara ed efficace a tutta la comunità.

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