Don Luigi: “Rozzano città, non da cantare, ma d’amare”

Rozzano Sant'Ambrogio anni 90 Rozzano Sant'Ambrogio anni 90

Mi piace pensare che se Dio, dovesse ritornare sulla terra, sceglierebbe quei luoghi più bisognosi della sua presenza, come del resto oggi è la striscia di Gaza, e la terra promessa, dove scorre latte e miele, forse, questa volta, sarebbe promessa ai poveri palestinesi, vittima, nell’indifferenza di buona parte dell’Occidente, di una tragedia e crisi umanitaria senza mai fine e speranza. Sarebbe un’altra storia, ma sempre di salvezza, i cui protagonisti, anche se con volti differenti, sarebbero sempre, non superbi e potenti, ma poveri ed affamati. E se invece Dio dovesse scegliere un luogo del grasso occidente, dove, oltre a cantare e ballare, tanto si consuma, magari almeno un pensiero lo rivolgerebbe alla nostra Rozzano. Perché, come condiviso oggi a fine messa da Don Luigi, “Rozzano è una città, non da cantare, ma d’amare”.

Come l’amore donato alla città da parte di Don Gennaro, che oggi proprio a Sant’Ambrogio – dove era stato per diversi anni come parroco parrocchiale, con un sogno, condiviso e realizzato con tutta la comunità, di costruire un oratorio, ancora oggi sempre più luogo di cura e fraternità – festeggia il cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale, e di Don Roberto, più piccolo ma non troppo di età, ma dal cuore grande e generoso, che tanto sta facendo, non solo per l’unità della nostra comunità, ma anche per ristrutturare il tetto di una chiesa ricca di storia e umanità.

E tutto nel silenzio, senza clamore e propaganda, anche se l’eco degli spari avvenuti a Rozzano negli ultimi 15 giorni cerca, senza però riuscirci, di sovrastarne e oscurarne la fragile bellezza – espressione cara a Don Luigi – di un amore gratuito e sincero, che sempre si manifesta, come avvenne al profeta Elia, non nei grandi rumori, ma nel silenzio di una leggera brezza (1Re 19,12). Sono questi gesti semplici e silenziosi, come la carezza di una mamma al suo bambino, a farci scorgere nel cielo, al di là dei proiettili che lo attraversano, luci e bagliori, non di paura, ma di speranza.

Atteggiamenti, concreti e sinceri, attesi oltre che dal nostro sindaco, Mattia Ferretti, che non dobbiamo rischiare di gravare con grandi aspettative, anche dai nuovi assessori, in attesa a breve di conoscere, dalle associazioni, tanto numerose ed attive, e, in generale, da tutte le persone di buona volontà. Perché oggi, anche per l’arrivo dell’intelligenza artificiale, di parole ne abbiamo fin troppo, e quello che ci manca, e l’intelligenza artificiale non ce lo potrà mai dare, sono il coraggio e il desiderio di partecipare, rimboccandoci tutte le maniche, a portare nel cielo di Rozzano, non proiettili, ma sogni di una felice comunità. E così, tutti insieme, potremmo volare, senza paura e preoccupazione, nel cielo della nostra Rozzano.

Cielo che – essendo un bene comune, a cui tutti dobbiamo impegnarci a valorizzare – nessuno, a maggior ragione chi lo sta usando per seminare sangue e feriti, ha, e non avrà mai, il diritto di usarlo e piegarlo ai loro sporchi ed odiosi interessi.

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