Le grandi profezie sono state annunciate per mezzo di sogni e visioni, che, a differenza della ragione e di certa filosofia, non offrono utopie che generano spesso ingiustizie e schiavitù, ma realtà dove lembi di paradiso si strappano e, consolando, asciugano lacrime di dolore. Dove il piccolo Davide abbatte il gigante Golia (1 Sam 17,49) e dalla piccola Betlemme nasce un Salvatore. Dove, lo auspichiamo, Rozzano, nonostante diverse grandi città Italiane candidate a capitale della cultura italiana 2028 – come Catania e la coppia Forlì e Cesena “insieme per la bellezza” (in totale sono 25 i comuni italiani candidati) – riesca a stupire e sorprendere aggiudicandosi il prestigioso ‘titolo’.
Auspicio che poggia su basi solide perché Rozzano, oltre a tanta potenzialità artistica e culturale – una grande Biblioteca, un prestigioso osservatorio astronomico, un ospedale di fama mondiale, grandi parchi e oasi protette, un castello Visconteo, chiuse vinciane, Chiesta di Sant’Ambrogio, etc. – è una città, come cantava Battiato, speciale (La cura). E non perché è l’unica città con metà della popolazione in case popolari, ma perché ha un grande cuore generoso e solidale rappresentato da tante realtà e associazioni impegnate nel sociale, patrimonio e bene comune da custodire, nutrire e valorizzare.
Più che una città culturale, è un’opera culturale. Perfetta nell’imperfezione di sovrapposizioni di luci ed ombre, gioie e dolori, speranze e angosce, illusioni e disillusioni, violenza e solidarietà. E la cultura, prima di essere arte, letteratura, filosofia, scienza e architettura, è capacità di far germogliare da questi terreni frutti di giustizia e libertà. E questo è possibile perché Rozzano è concime di vera umanità. E’ bellezza fragile (Don Luigi), non da lodare e osannare, ma da amare e curare. Dove, a differenza di altre città che tanti diamanti possono mostrare, stupisce e sorprende per una biodiversità di storie di profonda umanità. Veri e propri tesori culturali.
Storie che parlano di Immigrati accolti da una Casa, detta di Betania. E di un ex detenuto che diventando Buon Samaritano riesce a trasformare una vecchia Officina un luogo di Carità e, insieme alla Caritas Parrocchiale, regalano speranza a chi non ce l’ha. E altre officine diventano anche luoghi di salute e prossimità. Per non parlare di Angeli che portano sicurezza e solidarietà tra le vie della città e di Oratori estivi, luoghi di inclusione ed educazione. che sognano, per allontanare i ragazzi dalla violenza e dalle cattive seduzioni, di allestire palestre sportive e di pugilato per unire fede e riscatto sociale. E tante altre realtà, come Ageha e Balzo, che si occupano di diversamente abili, non solo per curarne le fragilità, ma per aiutarli a realizzare sogni e soddisfare bisogni.
Tutto questo, oltre a dover essere ben narrato e raccontato all’interno del progetto da presentare entro il 25 settembre, richiede uno sforzo di co-programmazione e co-progettazione condiviso e partecipato – e sbrighiamoci perché le altre città già lo hanno iniziato – per trasformare le ricchezze di Rozzano in un grande opportunità di sviluppo sociale, urbano ed economico. E se per altre città essere capitale italiana della cultura 2028 rischia di diventare una stella da attaccare sul proprio gonfalone, per Rozzano è molto di più, perché può essere una opportunità di vera benedizione e grazia per tutta la città.
In questa prospettiva, l’invito alla nuova amministrazione è di accelerare nel far partecipare a questo sogno tutta la comunità.
Buoni sogni estivi a tutti.