Rozzano: verso una via cittadina alla memoria di Sergio Ramelli

Rozzano: verso l’intitolazione di una via cittadina alla memoria di Sergio Ramelli. Rozzano: verso l’intitolazione di una via cittadina alla memoria di Sergio Ramelli.

La costituzione Italiana ha una identità profondamente antifascista. Non perché lo dichiari esplicitamente al suo interno, ma perché incarnata su valori di pace, giustizia e solidarietà. Valori che le istituzioni sono chiamate a custodire riconoscendo ai propri cittadini diritti civili, sociali e politici (articolo 1, articolo 2, articolo 4, articolo 18, articolo 21, articolo 32, articolo 34, etc.). E favorendo anche condizioni affinché la libertà di ogni uno possa fiorire e realizzarsi pienamente (articolo 3, articolo 11). Al contrario del regime fascista che, impegnato in una continua e costante repressione della libertà, mortificò e umiliò, in una delle pagine più buie della storia italiana, la dignità del popolo italiano. Dignità infinita perché creata a immagine di un Dio (Gen 1,27) che, dopo aver creato il mondo, al settimo giorno si ritirò, e continua purtroppo o per fortuna quotidianamente a farlo, proprio per donarci il regalo più grande: la libertà anche dal suo creatore. Quella stessa libertà che a Sergio Ramelli, giovane di 19 anni, costò la vita. E alla cui memoria, il gruppo consiliare Fratelli d’Italia di Rozzano, tramite una mozione anche sottoscritta dai capigruppo di maggioranza, che sarà presentata al prossimo consiglio comunale del 21 maggio, intende intitolare una via cittadina.

Un ragazzo studente dell’istituto tecnico Molinari di Milano che – nonostante l’appartenenza al Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del principale partito della destra neofascista, Movimento Sociale Italiano (MSI), per il quale aveva fatto solo del volantinaggio – mai aveva compiuto atti di terrorismo o di violenza. E mai fu un militante squadrista violento e fanatico. Ma solo un ragazzo, come raccontato anche da Veltroni in una lunga intervista al corriere della sera, con idee e simpatie di destra. Con un pensiero che lo portò in un tema scolastico a condannare duramente l’attentato delle Brigate Rosse compiuto a Padova nel 1974 contro una sede del MSI dove furono uccise Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola e a deplorare l’indifferenza di gran parte del mondo politico a riguardo di questo ulteriore atto terroristico che come tanti altri, di destra e sinistra, sconvolsero l’Italia durante gli anni di piombo. Anni in cui la dialettica e lo scontro politico si radicalizzò fino a sostituire la forza del dialogo con quella del piombo e dell’azione bieca e violenta.

La stessa che subì Sergio Ramelli. Subito dopo che alcuni membri del collettivo politico di Avanguardia Operaia, organizzazione di estrema sinistra molto presente all’interno di quell’istituto, afflissero il suo tema sulla bacheca scolastica con la scritta: ecco il tema di un fascista. E così inizio un calvario, anche per la sua famiglia, di persecuzione e umiliazioni che, dopo averlo costretto a cambiare scuola, la mattina del 13 marzo del 1975, sfociarono in una aggressione brutale con pesanti chiavi inglesi. E con la testa fracassata dai pesanti colpi subiti, dopo un mese e mezzo di agonia in ospedale, morì il 29 di aprile dello stesso anno. Una giovane vita – come quella di un altro suo coetaneo Walter Rossi appartenente al movimento Lotta Continua ucciso il 30 settembre del 1970 e di tanti altri ragazzi – schiacciata da un fanatismo politico che abbracciò in quegli anni gli orizzonti della destra e della sinistra radicale.

Purtroppo, la vita di questo ragazzo continua a essere sfregiata e calpestata. Perché nel corso degli anni è diventata un simbolo attorno al quale la galassia dei movimenti neofascisti – Casa Pound, Forza Nuova e Lealtà Azione – si ritrova per custodire la memoria della dittatura fascista. Offendendo così lo spirito democratico, liberale e antifascista della nostra repubblica. Motivo per cui diversi consigli comunali, come quello di Cremona riunito il 10 novembre 2025, esprimendo forte preoccupazione di diventare luogo di raduno neofascista, hanno bocciato mozioni similari a quella che sarà presentata al prossimo consiglio comunale di Rozzano. Una proposta spesso definita provocatoria perché strumentalizza la morte di un ragazzo, come condiviso anche dal comunicato del Circolo Arci di Rozzano, al fine di costruire una narrazione che cerca di riabilitare, sfruttandone l’icona, l’ideologia fascista che tanto male ha causato all’Italia e anche all’umanità.

Una icona negativa che nasconde invece la storia positiva di un ragazzo ucciso barbaramente per aver espresso una opinione libera e consapevole. Perché non ha sotterrato i suoi talenti pur di rimanere fedele a un desiderio di libertà. E per questo è stato punito. Ma sicuramente sarà stato lodato da chi quei talenti glieli ha donato. “Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza, ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha” (Mt 25,29).

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