L’intelligenza artificiale non è solo futuro. È anche presente. Ed è, più di quanto pensiamo, già attorno a noi. Non solo nelle tante discussioni e dibattiti mediatici su rischi, anche apocalittici, e opportunità, spesso fin troppo entusiastiche, sul suo utilizzo. Ma anche all’interno di tante imprese italiane che l’hanno integrata, con costi e aspettative di gran lunga superiori agli scarsi risultati ottenuti, in prodotti e servizi. E così la rivoluzione è iniziata. Anche nella nostra Rozzano. Dove, all’interno del sito Comune – https://www.comune.rozzano.mi.it/it – è presente, da circa cinque mesi, il chatbot Sofia “per aiutare a trovare in modo semplice e veloce informazioni e servizi”.
Una innovazione tecnologica – già raccontata su alcune testate giornalistiche che da ormai diversi mesi con circa 4000 conversazioni in attivo, e una percentuale di risposta positiva ampiamente superiore al 94% come raccontato dal vice Sindaco di Rozzano, Maria Laura Guido, all’ultimo consiglio comunale – dà risposte su come usufruire dei servizi cittadini. Con una modalità di interazione audio o testuale. Non un collega virtuale come sostenuto sempre dal vicesindaco. Ma un semplice chatbot. Perché, è bene ricordarcelo, l’intelligenza artificiale non pensa come i nostri colleghi. Ma, seppur con risultati potenti, calcola, tramite calcoli matematici complessi, quale parola ha la massima probabilità di essere la prima di una risposta da restituire. E così parola dopo parola. Fino alla risposta finale. Tutto questo grazie a potenti processori chiamati GPU che, per parallelizzare i complessi calcoli matematici, sono voraci consumatori di energia per funzionare e di acqua per essere raffreddati.
Un chatbot che funziona con una tecnica chiamata RAG (Retrieval-Augmented Generation o “generazione potenziata da recupero dati“. Dove il sistema che riceve la domanda, dopo aver estratto dal sito del comune informazioni di contesto (come le istruzioni per chiedere una carta d’identità), le gira insieme alla domanda posta dal cittadino ad un LLM (Large Language Model), ovvero ad una intelligenza artificiale capace di rispondere con un linguaggio umano. Facilitandone così la generazione della risposta. In pratica lo stesso effetto ottenuto, come nell’esempio riportato sotto, interrogando direttamente ChatGpt o Gemini.

Questo perché già il sito del comune di Rozzano, essendo noto ai motori di ricerca come Google, viene anche letto da ChatGpt e Gemini al fine di estrapolare il contesto dove cercare le risposte. In un ambiente dove la potenza dell’infrastruttura di Google (Gemini) e Microsoft (ChatGpt), essendo superiore rispetto a quella della società Luxia che ospita proprio Sofia, permette risposte più veloci e dettagliate – questo può essere, in alcuni casi, più svantaggio che vantaggio perchè rischia di aumentare la prolissità del contenuto generato.
Nonostante ciò, Sofia è utile. Perché offre una navigazione assistita ed intuitiva all’interno del sito del comune, evitando l’apertura, aspetto complicato e tedioso, di altre sessioni su Gemini o ChatGPT. Con la possibilità di crescere in funzionalità prevendendo al suo interno, per esempio, la consultazione in linguaggio naturale di documenti posti all’interno dell’albo pretorio. O la possibilità di chiamare direttamente operatori umani.

Per completare passiamo all’aspetto sicurezza importante per impedire l’accesso a documenti riservati o l’utilizzo di Sofia per fini non consoni al suo utilizzo. In questo contesto, dai test effettuati, Sofia è risultata molto sicura rifiutando sempre domande non attinenti allo scopo per cui realizzata.

Un chatbot conversazionale che, come tutti i sistemi di intelligenza artificiale, è un’eco, seppure potente, di eventi passati. Capace di generare contenuti, ma non futuro. Perché il futuro buono ha bisogno di speranza. Di cieli e terre nuove. Dove non si udranno pianto e angoscia (Isaia 65,18). Proprio quello a cui rischia di portarci l’intelligenza artificiale. Ma questo per fortuna dipenderà da noi.