Nell’anno dedicato al Giubileo della Speranza, i cristiani sono chiamati, oltre a varcare porte sante e a chiedere indulgenze, a rinnovare il proprio cammino di fede sulla via della pace e della misericordia. E convertire il proprio cuore per renderlo capace, non solo di ascoltare il grido dei poveri, dei più fragili e dei più bisognosi, ma di suscitare e orientare gesti concreti di perdono e di gratuità. Non solo nelle nostre vite personali, ma, secondo le proprie capacità, anche nelle nostre Comunità, Società e Nazioni. Perché questo è un anno in onore del Signore (Lv 25,2) e sarà vano se le nostre Comunità non saranno in grado di restituirlo all’amore di Dio, perdonando carcerati, accogliendo stranieri, saziando gli affamati e dando l’acqua agli assettati. Camminando anche insieme come comunità, come avvenuto ieri sera a Pontesesto a Rozzano nella Parrocchia dei Santi Chiara e Francesco, sulla via di San Francesco, che è strada di servizio e fraternità.
Una serata dove diverse famiglie della Comunità Pastorale Discepoli di Emmaus – formata dalle quattro parrocchie di Rozzano: Sant’Ambrogio, Santi Chiara e Francesco, Sant’Angelo e San Biagio -, in un contesto conviviale di festa, condivisione e gioia, guidati da Don Alessandro Riboldi e in ascolto di Suor Elena Letizia francescana missionaria di Gesù Bambino, hanno scoperto che essere pellegrini è molto più di un tragitto da percorrere o di una semplice passeggiata. Non è per turisti, vacanzieri e nemmeno avventurieri. E nemmeno per sguardi curiosi e veloci di semplici lavoratori. Ma è per chi, sciolto da logiche di possesso e vanità, sa ringraziare e benedire quando riconosce, nel suo pellegrinaggio, fisico e anche esistenziale, la presenza unica e irripetibile degli altri e dell’Altro.
Il pellegrino riesce così a cambiare il proprio sguardo sul mondo e, se nelle ombre dei propri compagni intravede una luce in grado di guardarsi dentro e giudicarsi, riesce perfino a cogliere le diverse sfumature di grigio sempre presenti in tutti noi. E meravigliato di tale scoperta, sperimenta, quasi naturalmente, un forte desiderio di incontrarsi e abbracciarsi. E alzare lo sguardo dalla terra verso il cielo per ringraziare chi tutto questo ha reso realtà.
Tutto possibile, come condiviso da Suor Elena, se nei pellegrinaggi della nostra vita, che sono tali se volti verso un orizzonte di senso e significato, saremo in grado di svuotare la nostra valigia di orpelli inutili e ingombranti e di riempirla di stupore, gratitudine e povertà. Qualità che, se coltivati nella quotidianità della nostra vita, sono capaci di trasformarla perché generativi di sentimenti di reciprocità e gratuità. E così un sorso d’acqua ricevuto, una preghiera condivisa, una spalla a cui appoggiarsi durante la fatica di un cammino, diventano gesti in grado di far nascere e germogliare frutti d’amore e carità.

E se riusciamo anche a vivere il sacrificio, non solo quello del pellegrinaggio, ma anche quello a cui ogni giorno siamo invitati a fare per aiuto o necessità, come un gesto sacro e religioso, allora riusciremo, non a cambiare il mondo, ma sicuramente noi stessi. Perché renderemo liturgia una nostra azione di carità. E potremmo vivere il Pellegrinaggio della nostra comunità Pastorale sulla Via di Francesco – itinerario a piedi che collega alcuni luoghi evocativi della vita e della testimonianza di San Francesco, in programma dal 28 al 31 agosto, a cui diverse famiglie della nostra comunità Pastorale parteciperanno – come un Amen Comunitario.
Una benedizione speciale, possibile non solo per chi parteciperà al Cammino Familiare, ma a tutti coloro desiderosi di camminare nella propria vita come pellegrini sulla Via di Francesco. E così, in un intreccio di cammini, non solo la nostra comunità pastorale, ma anche tutta la città di Rozzano potrà vivere, come un grande pellegrinaggio di grazia e comunione, la proposta lanciata dalla nostra amministrazione comunale di candidarsi a città della cultura italiana 2028. E che meraviglia se la mattina del 26 marzo 2026, ci sveglieremo con la notizia di essere capitale della cultura italiana 2028. Allora inizierà per tutti noi un nuovo pellegrinaggio e un nuovo Giubileo. Laico ma anche religioso.