Rozzano festeggia il Patrono Sant’Ambrogio: luce di speranza che parla ancora a tutta la città

Celebrazione di Sant'Ambrogio alla Chiesa della parrocchia di Sant'Ambrogio di Rozzano Celebrazione di Sant'Ambrogio alla Chiesa della parrocchia di Sant'Ambrogio di Rozzano

I grandi uomini della storia dell’umanità sono sono capaci di accogliere, spesso dopo aver attraversato deserti di dubbi e smarrimento, chiamate al servizio di ideali di bene e amore. E, dopo la fatica del discernimento, utile per distruggere vecchie certezze ed illusioni, perché non si costruisce senza prima distruggere, riescono a viverne l’obbedienza come via di vera pienezza e libertà non solo per la propria vita, ma per la gente per la quale la vocazione è indirizzata. Un cammino che inizia spesso – come Abramo, Maria, Martin Luter King, Nelson Mandela e Ghandi – con un “Eccomi” che impegna a consumare la vita per un messaggio di pace e fraternità. Come anche fece Sant’Ambrogio patrono di Rozzano che accolse nella sua vita, tra lo stupore generale, una voce di fanciullo che esclamò: “Ambrogio vescovo!”.

Una voce che lo portò, oltre a prodigarsi per l’unità dei cristiani di Milano, impegnati da diversi anni in divisioni dottrinali circa la natura di Gesù, a spendersi soprattutto per i poveri e i fragili della città. Ad essere profezia di speranza per un mondo dove i poveri fossero effettivamente ‘Beati‘. Dove non ci fossero tra le strade delle nostre città più vittime innocenti come Nabot – protagonista di una stupenda parabola del vecchio testamento (1 Re 21) nella quale Nabot, proprietario di una vigna che non intende assolutamente vendere perché particolarmente legato, viene ucciso, per mezzo di un perfido piano della regina Gezabele, dal re Acab che desiderava assolutamente diventarne il proprietario. E proprio prendendo spunto da questa storia che Ambrogio, nel suo libro intitolato proprio Nabot, arriva a proferire parole che proprio perché ignorate dall’opulente società capitalistica, suonano come ancora attuali, anzi profetiche, perché mettono al centro del discorso politico un tema per molti sconcertante: la destinazione universale dei beni della terra. E a proposito Ambrogio scriveva: ” La terra fu data in possesso a tutti, ricchi e poveri: perché, allora, vi arrogate il diritto di proprietà esclusiva del suolo?”

Parole che invitano gli attuali politici, così come la nostra amministrazione – oggi presente con tutto il consiglio comunale alla messa solenne per la celebrazione del Santo Patrono di Rozzano – a promuovere, sul solco dell’impegno sociale di Sant’Ambrogio, una cultura della giustizia che sia, non solo in grado di dare risposte immediate ed efficaci ai bisogni e alle tante povertà della nostra città, ma contributiva. Ovvero in grado di mettere soprattutto i più fragili nelle condizioni sociali e culturali di contribuire alla realizzazione della propria personalità e di partecipare attivamente al benessere e alla prosperità di tutta la città. E, in questa direzione, il progetto di Rozzano capitale della cultura italiana 2028 può essere uno strumento particolarmente efficace. Perché la cultura, come spesso ripetuto dal Sindaco, può diventare un grande volano di rinascita sociale ed economica.

Speranza che, grazie anche ai fondi del decreto Caivano Bis, può diventare realtà soprattutto se alimentata da una politica sempre più inclusiva e partecipativa. Dove tutte le ‘vigne’ delle nostre città – dalle Onlus fino alla comunità cattolica la quale oggi a nome di Don Roberto, dopo aver ringraziato per lo spirito cooperativo l’attuale Sindaco, si è messa a disposizione per future e nuove collaborazioni orientate al bene comune di Rozzano – sono chiamate ed invitate a produrre vino buono per tutta la comunità.

E la presenza di tutto il consiglio comunale, maggioranza ed opposizione, alla celebrazione della festa di Sant’Ambrogio, è un segnale positivo e di fiducia verso un futuro di unità e condivisione nelle diversità di pensiero ed opinione. Un futuro con meno divisioni capace di proteggere i tanti Nabot calpestati dagli Acab e Gezabele di oggi, non più re e regina, ma protagonisti invisibili al soldo di un sistema capitalistico all’origine di tanti mali e ingiustizie sociali.

Buona festa di Sant’Ambrogio a tutti.

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