Una comunità ha bisogno di sognare un futuro diverso e migliore. Perché i sogni comunitari creano relazioni, fiducia e senso di appartenenza a orizzonti comuni e condivisi. E se anche Dio ha avuto bisogno dei nostri sogni, come quelli di un falegname di nome Giuseppe (Mt 1,20, Mt 2,13, Mt 2,19), per rivelarci il suo volto di amore e misericordia, allora anche noi ne abbiamo bisogno per immaginare e costruire narrazioni capaci di rigenerare e curare le società. Purché questi sogni, come quelli di cui Dio si è servito, con Giuseppe e con tanti altri profeti, generino processi di partecipazione, condivisione e collaborazione da parte non solo di tutte le realtà sociali, economiche e culturali della comunità, ma anche da parte di cittadini di buona volontà. E così i sogni, anche i più ambiziosi, come quello della candidatura di Rozzano a capitale italiana della cultura 2028, possono diventare ‘pane’ per tutta la comunità.
Candidatura formalmente presentata al ministero della Cultura, mediante un dossier abbastanza corposo (60 pagine), – scaricabili da questo link del sito comunale – con un titolo “La cultura si fa (in) strada. Insieme”. Titolo frutto di un percorso partecipativo collettivo, Laboratorio Rozzano 2028, – anche se realizzatosi tramite un portale web e non per mezzo di momenti di incontro e condivisione con tutta la cittadinanza – in cui si sono state raccolte oltre 100 idee da parte delle tante associazioni, parrocchie, oratori, gruppi giovanili, realtà del Terzo settore e semplici cittadini, e anche con il coinvolgimento attivo dei dipendenti comunali.
La cultura si fa strada insieme perché, tramite un processo di “co-creazione, che ha coinvolto istituzioni, cittadini, scuole, artisti, associazioni, università e imprese”, diventa il luogo, non solo metaforico ma anche fisico, dove avviare percorsi di rigenerazione e riqualificazione sociale della comunità di Rozzano. “Una cultura che vive nelle strade, cresce con le comunità, costruisce futuro insieme alle persone” e con lo slogan, “Rozzano 2028: la cultura oltre i luoghi comuni”, “supera i cliché e li trasforma in possibilità condivise”. Una cultura capace di trasformare le maledizioni in benedizioni, il degrado in bellezza, l’emarginazione in inclusione, lo stigma sociale in grazia. Anche attraverso una narrazione condivisa e collettiva, che ispira e orienta le tante iniziative previste in cantiere, per “riscattare e riscrivere la propria narrazione urbana.” Perché, aggiungo io, senza narrazione non c’è identità condivisa e comune, e senza identità, specialmente in un mondo frammentato e privo di certezze, non c’è ciò che rende una comunità unita e coesa.
Una candidatura che, valorizzando i finanziamenti di 22 milioni di euro del decreto Caivano-bis dove sono previsti interventi per oratori, impianti sportivi, quartiere popolari e spazi, civici, intende costruire un progetto per “rimettere la cultura, l’arte e la creatività al centro dei processi di partecipazione, di cittadinanza attiva e di riscatto sociale: un’occasione straordinaria per trasformare interventi materiali in motori di comunità”. Progetto che vuole proporsi, in Italia e all’estero, non solo come modello virtuoso di rigenerazione urbana e sociale incentrato sull’effetto moltiplicativo di benefici sociali, civici ed economici della leva culturale, ma anche come contributo orientato al raggiungimento dei grandi obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite – anche se sinceramente sepolta dalle macerie causate da un nuovo ordine mondiale incentrato, anziché sul dialogo e sul diritto, sul potere e sulla forza – interpretandoli in “chiave culturale e comunitaria”.
Un programma aperto alla collaborazione, grazie alla posizione privilegiata di Rozzano vicina a un grande centro come Milano, con “reti consolidate di istituzioni, università, accademie, scuole civiche, teatri, musei, festival, imprese creative e centri di ricerca che rendono Milano un laboratorio culturale di respiro internazionale”. In tale direzione, è prezioso il contributo dato dai seguenti e importanti partner istituzionali e sociali allo sviluppo del progetto: Humanitas per coniugare cultura con la salute e la cura; l’Accademia Teatro alla Scala per portare a Rozzano l’esperienza della sua scuola di eccellenza nelle arti performative e nella formazione di nuove generazioni di artisti; Il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” per contribuire con concerti, progetti di ricerca musicale e programmi educativi; la Fondazione Arnoldo Alberto Mondadori per la promozione umana e sociale della lettura; Fondazione Arnaldo Pomodoro per il suo contributo artistico; la Fonderia d’arte De Andreis per le competenze e know-how per connettere produzione artistica e manifattura; l’università IULM per le competenze sulla ricerca e formazione sulla comunicazione culturale e istituzionale. Con il sostegno della Regione Lombardia “come primo alleato istituzionale” e l’Aler – che tante responsabilità comunque ha nell’aver contributo al degrado del quartiere popolare – che si trasforma in benefattore “per trasformare i quartieri popolari in teatri urbani diffusi, facendo della periferia il vero palcoscenico della Capitale della Cultura”.
E completa la vasta rete di relazioni strategiche altri partners nazionali come Lo Stato dei Luoghi, piattaforma di riferimento per la rigenerazione degli spazi culturali, Materahub Industrie Culturali e Creative, che porta la sua expertise nei progetti europei, la Community Opera e Olinda TeatroLaCucina con il loro forte bagaglio pedagogico e artistico nel lavoro con comunità fragili ,la Non-scuola del Teatro delle Albe, un metodo teatrale riconosciuto a livello internazionale che coinvolge adolescenti e cittadini in pratiche creative di libertà e responsabilità collettiva. Si aggiungono anche enti europei e tanti personalità importanti di Rozzanoe: Marco Balestra – produttore e direttore artistico -, Biagio Antonacci, che non ha bisogno di presentazione, ed Hello Marte – famoso artista di graffiti, Arturo Di Napoli, calciatore e procuratore sportivo, Daniele Scardina, ex pugile e Alberto Brandi e Davide De Zan, giornalisti nazionali di primo piano.
Un programma che fa diventare la cultura un linguaggio relazionale e condiviso capace non solo di far prosperare la città di Rozzano ma di migliorare il benessere comunitario, che non è solo economico, come molti pensano, ma soprattutto sociale, relazionale, spirituale ed emotivo. Programma che ruota attorno a sette assi tematici: riscatta, ricuce, cresce, crea, gioca, cura, che “traducono la poetica della strada e della cura in azioni concrete”. Asse che si articolano a sua volta in diverse funzioni: “Orizzonti, che lasciano in eredità progettualità durature; i Crocevia, capaci di catalizzare visibilità, reti e attenzione mediatica; le Comunità, che hanno al centro il community building e la partecipazione dal basso; e infine i Cluster, che raccolgono e danno forma alle tante idee dei cittadini, organizzandole per affinità tematiche e di azioni”.
Con un costo dell’interno progetto di 4.150.000 euro così diviso: 800.000 euro da parte del Comune di Rozzano (spesa corrente), 1.000.000 di euro come Contributo MiC Governo, 700.000 euro come Cofinanziamento Comitato Promotore, 1.000.000 euro come Fondi europei e nazionali (PNRR, FESR, Horizon, bandi cultura/giovani), 600.000 euro da Fundraising e sponsorizzazioni
(aziende, CSR, impact investing), 50.000 euro da Ticketing, merchandising e crowdfunding.
Al di là delle singole iniziative dei sette assi tematici – che sono tante e ben articolate e variegate, e ben descritte nel dossier – con tavoli tematici di co-decisione, che coinvolgono istituzione, reti educative, scuole e associazioni, coordinati da personaggi di riferimento, e grazie anche e soprattutto al fondamentale apporto dei finanziamenti del progetto Caivano Bis, principale leva dell’intero processo, Rozzano ha la grande opportunità di diventare una città più inclusiva e accogliente. Con profondi cambiamenti che trasformano il centro culturale Cascina Grande e il Civico Osservatorio in hub culturali e scientifici, il quartiere Aler Milano in una galleria a cielo aperto con interventi di street art e riqualificazione energetica; gli oratori e le scuole funzionalizzati in presidi educativi e comunitari; la piscina comunale e i nuovi parchi sportivi aperti alla cittadinanza come palestre di benessere e inclusione.
Un progetto che fa di Rozzano, nonostante temuti rivali come Catania e la coppia Forlì-Cesena, di cui ho già parlato in altri miei articoli, una seria candidata per la vittoria finale. Perché, nonostante non abbia bellezza e ricchezza da ostentare e di cui compiacersi, investe tutto il proprio capitale sociale e relazionale per curare e rimarginare le ferite della città. E se riesce ad aggiungere ad uno spirito improntato già sulla co-progettazione, anche uno sforzo a favore della co-programmazione, che significa coinvolgere anche nelle priorità strategiche le realtà sociali, culturali, religiose e sportive del territorio, coinvolgendole anche nella governance dell’intero progetto, per ora riservato al Comune, Regione e partners vari, i benefici e le ricadute positive per Rozzano saranno sicuramente maggiori.
E come “Giuseppe si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele” (Mt 2,21), così Rozzano si potrà alzare, prendere i suoi bambini ed entrare nella terra dove scorre latte e miele.
In bocca al lupo Rozzano.