L’anima di una comunità ha bisogno di raccogliersi e riconoscersi attorno a una memoria comune e condivisa. Come il popolo di Dio che, dopo il dramma dell’esilio in Babilonia, ritrova il senso di appartenenza ad una storia più grande ascoltando insieme la Torah (Ne 8,1). E lì capisce che senza radici non c’è futuro. Perché solo il passato, con i suoi drammi e le sue benedizioni, permette di costruire un futuro sempre più buono e diverso. Grazie al quale far nascere giardini anche dai deserti. Perché la divisione non potrà mai separare ciò che la memoria ha per sempre unito. Per tutto questo, forse, la mozione per l’intitolazione di una via cittadina alla memoria di Sergio Ramelli presentata, durante il consiglio comunale del 21 Maggio 2026, dalla consigliera Mara D’Addona di Fratelli d’Italia e sottoscritta dai capigruppo di maggioranza, fortemente contestata dall’opposizione e che ha diviso anziché unire, è stata non proprio una benedizione per la città di Rozzano. Perché le vie cittadine oltre ad essere un bene comune sono anche memoria viva da custodire tutti insieme.
E così, in un contesto di forte tensione, ma pur sempre in un clima civile e pacifico, con un dispiegamento di forze di polizia mai visto, con circa otto uomini della polizia urbana presenti durante il consiglio comunale, la mozione è stata approvata. Nonostante l’uscita polemica al momento del voto dall’aula da parte di tutta l’opposizione, del consigliere di maggioranza Simone D’Agnelli, che ha dichiarato al di fuori del consiglio di non condividere lo spirito della intitolazione della via perché divisivo, e di Diego Ferretti De Luca, collegato da casa, che, tra lo stupore generale, durante le comunicazioni iniziali, ha annunciato di abbondare la maggioranza per formare un gruppo misto attualmente assente all’interno del consiglio comunale. Proposta che, come espresso dal consigliere Samuele Forello, ha perso l’occasione di lavorare insieme per essere una operazione di memoria condivisa. Perché mira ad offrire, sul solco di quanto il partito Fratelli D’Italia sta facendo su scala nazionale, sponde pericolose a chi porta avanti una cultura di rivisitazione del fascismo. Sfruttandone il simbolo di una ideologia fascista, funesta e violenta, generato, come condiviso nel mio precedente articolo, dalla storia positiva di un ragazzo ucciso barbaramente per aver espresso una opinione libera e consapevole. Perché non ha sotterrato i suoi talenti pur di rimanere fedele a un desiderio di libertà. Considerazione non condivisa dal consigliere Bersi che lo ha apostrofato non proprio “poverino”. Al contrario del Sindaco che, invitato dal consigliere Leo Missi a prendere posizione contraria perché persona senza appartenenza a partiti politici, ha espresso il suo sostegno alla mozione, al di fuori di ogni considerazione ideologica e simbolica, perché “la vita e il suo valore non hanno colore”.

Tutto questo in un consiglio comunale iniziato con un minuto di silenzio per ricordare la strage di Capaci avvenuta il 23 maggio del 1992, dove la presidente del Consiglio Comunale Rosa Di Vaia, esprimendo l’auspicio di “sentirci sempre uniti a chi ha perso la via perché Il rispetto della persona umana viene prima di tutto”, ha quasi in dissolvenza ammiccato proprio alla storia di Sergio Ramelli. E, dopo questo minuto di silenzio, ne è stato anche accolto positivamente un altro su proposto dal consigliere Bersi per l’omicidio di Bakari Sako, bracciante agricolo ucciso a Taranto mentre andava a lavoro da parte di una baby gang, e per tutte le vittime della discriminazione razziale e dello sfruttamento. Episodio che dimostrato da parte del consigliere Bersi la sua particolare vicinanza alle vittime dell’ingiustizia sociale e della libertà. Forse proprio per questo ci si aspettava almeno più empatia nei confronti della vita di Sergio Ramelli. Peccato.
Subito dopo le comunicazioni iniziali si è aperta una discussione abbastanza noiosa su alcune variazioni di bilancio per il triennio 2026/2028, previste più per tecnicismi e adempimenti di legge che conseguenza di una visione politica che ridefinisce i suoi obiettivi in base alle mutate condizioni sociali, e non permette, come espresso dal consigliere Bersi, “una programmazione a lungo periodo a politiche di intervento sui territori”. Una normativa di bilancio, sempre riportato dal consigliere Bersi, che offre solo la “possibilità di intervenire a rate” con un risultato finale in termine di bilancio poco chiaro e leggibile. Si capisce più dai documenti dei revisori che da quelli forniti dall’ufficio tecnico. E a seguire una seconda delibera presentata dal Sindaco per una estinzione parziale di un mutuo acceso dal comune che a detta di quasi tutti porterà dei vantaggi finanziari, nonostante il mutuo sia stato acceso per l’acquisto dall’AMA di beni che erano già paradossalmente del comune (vedi mio articolo Rozzano: Consiglio comunale del 27 Aprile 2026 – La Voce Di Rozzano). Nessuno purtroppo ha chiesto la questione più importante, ovvero a quale tasso di interesse era stato acceso il mutuo. Aspetto fondamentale per giudicare la convenienza o meno di estinzione anticipata di una parte di un mutuo.
Così, dopo aver discusso il tema della giornata, ovvero l’intitolazione di una via a Sergio Ramelli, già discusso precedentemente, si passa a una mozione presentata dal consigliere Leo Missi su una valutazione in merito alla gestione delle attività dell’AMA di amministrazione dei condomini dell’Aler. Mozione che ha acceso l’attenzione su continue richieste di pagamenti su conti correnti AMA arrivate ai cittadini proprietari di immobili Aler. Situazione che nasce, come chiarito dal Sindaco, non perché l’AMA è una società, anche se sulla carta potrebbe farlo, che eroga servizi di amministrazione di condominio, ma solo perché si occupa di attività di intermediazione con la proprietà Aler. In un contesto, non nascosto dal Sindaco, di forte difficoltà economica anche perché i servizi individuali sociali ed educativi offerti ai cittadini vanno rivisti all’interno di contratti con il Comune che tengano conto degli avvenuti significati aumenti. Tutto nel rispetto delle normative vigenti.
Certo questo non giustifica, come ben espresso dal consigliere Foglia, la sconcertante situazione in cui i condomini Aler si trovano vessati da un proprietario Aler, che da proprietario del 70/80% degli appartamenti spesso non paga le sue spese condominiali, da un AMA che cerca di intermediare pur non avendo una organizzazione e una esperienza tale da consentiglielo, e, per ultimo, dalle salate bollette che arrivano anche dalla società di gestione della rete di teleriscaldamento ATMOS. E da questa triste realtà, l’invito del consigliere Foglia rivolto al Sindaco è di intervenire celermente a sostegno e difesa delle fasce deboli con senso di responsabilità.
E sempre sul contesto delle fragilità del quartiere Aler, in finale, – dopo una mozione accolta del consigliere Leo Missi di rivedere il regolamento delle commissioni, segno di una collaborazione politica tra maggioranza e opposizione pur sempre presente – è arrivata la proposta da parte dell’Assessore alla sicurezza Anselmo, con un ordine del giorno meglio se presentato da un consigliere perché politicamente più rilevante e sensato, per chiedere allo Stato l’instaurazione di un fondo non solo per Rozzano ma per tutte le comunità con alta percentuale di edilizia residenziali pubblica. Un fondo pensato più come risposta securitaria e di controllo del territorio che per affrontare le questioni strutturali del degrado del quartiere Aler. Ovvero la mancanza di politiche sociali, educative, culturali e soprattutto abitative che mirano a promuovere la partecipazione e la cittadinanza inclusiva e attiva. Misure volte a rigenerare il degrado sociale e umano conseguenza di scelte politiche sbagliate e di una gestione disastrosa dei beni della città.
Responsabilità che fanno capo soprattutto all’Aler. Perché incapace di gestire un patrimonio cittadino abbondonato negli anni all’incuria, al degrado, e all’assenza di servizi sociali e culturali. Un patrimonio comune trasformato in un luogo dove adesso prospera la criminalità e l’insofferenza verso i beni comuni e pubblici. E la situazione anziché migliorare, sembra peggiorare. Perché adesso l’AMA, dopo aver venduto i suoi beni, come la piscina comunale e adesso il teatro Fellini, e aver anche ridotto le proposte estive offerte alle famiglie, cancellando quella della scuola Cervi, sembra avviata, nonostante le rassicurazioni del sindaco, su un sentiero di grande difficoltà.
In questo contesto si è chiuso un consiglio comunale dove si è parlato, oltre che di passato e presente, anche di futuro. Da costruire non solo con aggiustamenti di bilancio, ma soprattutto con la passione e l’entusiasmo di tutta la comunità. Anche se la gestione Aler e ora anche quella AMA non lasciano presagire buoni e fiduciosi scenari.