La narrazione, tema anche al centro degli aperitivi teologici di questo anno della Comunità Pastorale Discepoli di Emmaus di Rozzano, crea legami e relazioni. Favorisce il senso di identità e appartenenza ad una storia più grande di noi. Ad un orizzonte capace di avvolgere le trame di vita individuali in un tessuto caldo e protettivo. Dove i fili delle tante storie personali si intrecciano all’interno di un ricamo capace di stupire e affascinare per forma e bellezza. Dove la vita acquista maggiore senso e significato. Come è avvenuto al popolo italiano con la storia di liberazione dal nazifascismo che, dopo averne incarnato principi e valori nella costituzione, continua ad ispirare la vita della nostra società e le nostre istituzioni che ancora oggi ci parlano di libertà, giustizia e lavoro da sostenere e difendere per la sua immensa dignità.
Allo stesso modo Rozzano, oltre al suo passato, ha una grande e nuova storia da raccontare. La storia del decreto Caivano bis, ribattezzata modello Rozzano, che può essere, come condiviso nell’ultimo mio articolo, una grande occasione di fioritura comunitaria. Una grande opportunità per fasciare e sanare le fragilità sociali della nostra città. E far nascere un nuovo e partecipato sentimento cittadino. A condizione però di essere una storia condivisa e inclusiva in grado di dare voce alle espressioni laiche e religiose della città. Perché solo una storia dove i protagonisti rappresentano l’anima e lo spirito di tutta la città sarà in grado di rigenerarne il tessuto sociale e civile.
Stile narrativo che, dopo l’ulteriore visita del commissario straordinario Ciciliano e anche, a sorpresa, del Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha espresso la volontà di sviluppare un polo universitario e di ricerca, nonché di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (AFAM), fatica a concretizzarsi. E continua ancora a stridere l’assenza di un momento di incontro con la comunità di Rozzano in cui condividere i vari progetti previsti e dettagliati nel piano straordinario ministeriale di interventi di riqualificazione sociale e ambientale per i vari comuni del Caivano bis. Assenza percepita anche nello sbigottimento di tanti cittadini nello scoprire, spesso per caso, il modello Rozzano.
In questo contesto, è giunto il momento, davanti a questa grande opportunità di rinascita sociale per Rozzano, di trasformare la sorpresa in meraviglia, l’incredulità in stupore, non solo condividendone la storia, ma anche coinvolgendo maggiormente il mondo ricco e variegato dell‘associazionismo, del terzo settore e di tutte le altre realtà culturali e religiose della città. Perché, come ha ricordato anche il Sindaco nel consiglio comunale del 29 settembre, i progetti finanziati dal ministero coprono soltanto le spese di realizzazione delle varie opere in programma e non quelle di gestione dei nuovi spazi creati o riqualificati e delle proposte sociali ospitate.
E in tale prospettiva, ritornando alla promessa del Ministro dell’Università e della Ricerca, nonostante la realizzazione dell’università, sia di “promuovere percorsi formativi decentrati – in particolare in ambiti come Scienze Motorie, Arti Visive, Design e Musica – e rafforzare la collaborazione con il CUS e con le realtà del terzo settore”, senza una piena partecipazione cittadina a una visione comune e condivisa, il progetto rischierà di diventare, come cantava De André, una storia sbagliata. E quando un dono è sbagliato, è scartato e spesso anche riciclato.
E non sarà mai storia di salvezza per la quale ci vuole, come Cristo ci ha insegnato, tanta pazienza, cura e soprattutto reciprocità che è alla base di ogni processo di rigenerazione e riqualificazione sociale.