Ieri presso l’Oratorio Sant’Angelo si è concluso il 5° ed ultimo appuntamento del percorso Apericena Teologici 2024-2025 – organizzato, con la preziosa regia di Don Luigi, dalla Comunità Discepoli di Emmaus – che ha visto diverse personalità condividere, in un cammino di riflessione attorno al tema della Bellezza del Credere, esperienze di vita sulla forza della Bellezza di creare relazioni e suscitare desideri di bene e comunità.
Bellezza che non è un concetto astratto ma – come ricordato in uno degli incontri scorsi dall’ex segretario generale CISL Angelo Colombini – concreto e sperimentato nei volti dei nostri fratelli dove, noi Cristiani, riusciamo ad incontrare l’umanità di Cristo che inquieta e provoca ad essere – come diceva il Cardinale Martini – “esseri pensanti”. Ovvero persone che, oltre a non rimanere indifferenti di fronte alle tragedie della vita, sono capaci di coltivare un pensiero critico volto a una testimonianza socialmente ed eticamente responsabile, per il quale la Dottrina Sociale della Chiesa, tema riportato al centro dell’attenzione da Papa Leone XIV, offre spunti interessanti.
Bellezza largamente manifesta nella vita di due grandi teologi del secolo scorso, Boneffeur ed Edit Stein, illuminati in uno degli incontri scorsi dal pastore protestante della chiesa Veritas di Rozzano Keith Jones, il quale ci ha immerso nel sentimento di gratitudine profuso e diffuso nelle loro vite, soprattutto nella parte finale trascorsa nei campi di concentramento nazisti, dove poi hanno trovato la morte.
Due testimonianze di fede e resistenza alla insensatezze del male e alle oscurità della vita, che continua a interpellarci ancora oggi e a comunicarci una verità della storia dell’umanità: quando più attorno a noi siamo circondanti dal buio, tanto più riusciamo a “diventare grati per le piccole cose della vita” (Stein) e ad aprirci a una inaspettata e inattesa speranza. Come quella Speranza che l’apostolo Paolo, adesso ne comprendo il motivo, ci prospetta nella lettera ai Romani 5, 1-4: “E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza“.

Buio protagonista dell’ultimo incontro di ieri sera dove Don Luca Peyron, direttore della Pastorale Universitaria di Torino, dopo aver scoperto con grande gioia di avere avuto dedicato il nome di un asteroide appena scoperto, ci ha mostrato come in un tempo complesso come il nostro- dove il consumismo, subentrato al comunismo, senza che la Chiesa lo abbia visto arrivare, ha precarizzato relazioni e causato paura e ansia diffusa da prestazione – possiamo riuscire a trasformare la notte in un luogo di speranza.
Infatti solo nel buio della notte riusciamo ad ammirare la bellezza di un cielo stellato – come i tanti fotografati direttamente da Don Luca – e a stupirci di meraviglia quando “il cielo che sconfina sulla terra ci fa accorgere che possiamo guardare in alto, anche se abituati fin troppo a guardare a terra” e ritornare a farci “scaldare il cuore dai grandi ideali della vita”, sostituiti dal “senso del dovere”, conseguenza di una società dove, al posto di narrazioni collettive, ha messo solo storie di successo ed ambizione.
E rispondendo a una delle domande provocatorie poste da un giovane universitario, Lorenzo, sulla possibilità di continuare a stupirci della bellezza, senza la fede ad un progetto creato dall’amore di Dio, ha risposto che ciò non è possibile. Questo perchè il vero stupore nasce dalla riconoscenza di un dono gratuito che forse Dio ci fa, visto il profondo rispetto verso la nostra libertà davanti alla quale da omnipotente diventa impotente, per spingerci, in silenzio, che è proprio lo stile del Vangelo, verso atteggiamenti e gesti di reciproca bellezza.
In questo contesto, è anche forte l’invito a coltivare la bellezza come medicina al degrado sociale, e aggiungo io, nasce anche un richiamo per i futuri amministratori di Rozzano a valorizzare l’esperienza di tutti coloro che vogliono dare una risposta ai bisogni educativi e sociali della nostra città. Perché, come ripetuto in altri articoli, occuparsi di bene comune, non è esclusiva di pochi, ma opportunità aperta a tutti.
Per tutto questo, e anche per tanto altro, come, ne ricordo solo l’esperienza di sostegno e accompagnamento educativo e scolastico Non Solo Compiti, l’Oratorio di Sant’Angelo è diventato una Profezia di Speranza per tutta la città, perché capace di suscitare sguardi e cuori nuovi con cui guardare al futuro di Rozzano in un momento di attese, in vista delle prossime elezioni politiche, e di grandi progetti, in seguito ai fondi che arriveranno con il malefico o benefico, dipende dai punti di vista, Decreto Caivano Bis.
