La società moderna non soffre per mancanza di beni e servizi, che consumiamo con sempre più voracità, ma per una profonda carestia di profeti. Di persone capaci di raccogliere l’urlo di poveri e disperati e lanciarlo contro la prepotenza e l’ipocrisia di potenti e corrotti. Contro, come in un brano dei Nomadi del 1993, “le crociate americane e la destra del governo israeliano che parlano di fratellanza, amore, libertà e poi finanziano guerre e atrocità”. Perché rinunciare a denunciare le ingiustizie sociali significa accettare una narrazione di società profondamente ingiusta e supina agli interessi di pochi. Una società che crea diseguaglianze e alimenta incubi anziché, come silenziosamente cerca di fare la Chiesa di Rozzano, generare speranza in un futuro più giusto e buono.
Come recentemente fatto dalla Comunità Pastorale Discepoli di Emmaus – formata dalle parrocchie di Sant’Ambrogio, Santi Chiara e Francesco, Sant’Angelo e San Biagio – che, durante il periodo natalizio, è riuscita a visitare 6000 famiglie, su un totale di 15.000, della nostra comunità. Una visita non solo capace di portare calore umano ma di condividere gioie e fatiche quotidiane. Di portare a tanta gente, anche di fede differente, un messaggio di fraternità. Che parla di persone disponibili e pronte, in mezzo alle tempeste della vita, ad ascoltare e aiutare concretamente. Perché “gratuitamente avete ricevuto e gratuitamente date” (Mt 10,8). E si può dare non solo tramite testimonianze di prossimità, ma anche grazie alle opere di carità della Caritas di Rozzano. Segno di speranza per tante famiglie in difficoltà della nostra comunità.

Caritas di Rozzano che con il suo centro di ascolto in Sant’Angelo in Viale don Angelo tonni 5, gestito da Don Tommaso e diversi laici del territorio, accoglie persone e famiglie in difficoltà sociali ed economiche. E cerca, non solo di offrire risposte concrete a tanti bisogni, con borse alimentari e distribuzione di abiti in buone condizioni, ma soprattutto di creare relazioni umane stabili e durature. Fondamentali per accompagnare le persone ad uscire da disagi ed emarginazione e ritornare a camminare sulle proprie gambe. E in questa cornice trovano senso oltre a diversi progetti di assegnazione di borse di studio, che permettono a ragazzi di realizzare i loro sogni, anche il supporto al reinserimento lavorativo, grazie alla collaborazione con diverse imprese del territorio, a persone sfiduciate e rassegnate. E così si trasformano angosce in speranza. E si favorisce anche una cultura della cura e della carità a cui tutti siamo chiamati a farcene carico.
Come la cura verso i nostri ragazzi dell’iniziativa Non Solo Compiti della pastorale giovanile della Comunità Pastorale discepoli di Emmaus che, rivolta principalmente ad alunni delle elementari e medie, è luogo di sostegno e accompagnamento scolastico per bambini e ragazzi fragili della comunità. Realizzato nell’Oratorio di Sant’Angelo, oltre a rispondere a bisogni educativi in contesti familiari complicati, cerca di creare, custodire e valorizzare una rete di legami e relazioni sociali tra parrocchia, educatori, bambini e famiglie. Una risposta ad un bisogno educativo sempre più diffuso e necessario in un momento storico in cui la scuola fatica ad intercettare disagi ed emarginazione ed essere uno spazio non del merito, come pensano molti politici, ma di riscatto umano e sociale.
Riscatto sociale che è al centro di un altro importante progetto, “Un Gancio da Dio”, pensato da Don Luigi Scarlino e realizzato grazie alla collaborazione e al contributo della Comunità Pastorale. Uno sport di lotta, ormai settimanalmente praticato da circa 50 ragazzi di Rozzano presso l’oratorio Sant’Angelo, diventato strumento di educazione e inclusione sociale. Perché il pugilato aiuta a riscoprire nella vicinanza alle fatiche dell’avversario, che inevitabilmente si sperimenta, la vocazione naturale umana alla fraternità. Al rispetto non solo delle regole ma anche degli altri. Perché solo chi riceve in faccia dei pugni può comprendere il vero valore della solidarietà e del rispetto reciproco. Non per niente spesso, negli sport di lotta, anziché negli altri molto più diffusi, come il calcio, si assiste a vincitori che prima di esultare vanno a consolare e confortare il proprio avversario. E perfino San Paolo arriva ad usare la metafora del pugilato (1 Corinzi 9, 26) per raccontare il proprio cammino spirituale. Che è fatto di lotta interiore contro non solo tentazioni ma soprattutto verso pregiudizi e illusioni. Idoli da distruggere per poter rinascere a una vita più vera e più buona.
E così la Chiesa Di Rozzano, che non è costituita solo da preti, ma soprattutto di tanti laici, è impegnata, anche con tante altre iniziative, come quelle organizzate nell’ultima settimana di gennaio, dedicata all’educazione, sport e oratorio, a costruire una comunità più inclusiva ed accogliente, a promuovere una cultura di cura e attenzione verso i più fragili, e a formare persone libere e responsabili. A favorire inoltre la ricerca del bene comune che non può nascere solo da leggi e diritti riconosciuti dallo Stato ma da cuori grati perché consapevoli prima di tutto di essere amati e pensati.
Vero. Attività e propositi di grande impegno. Si sente la Chiesa sempre più presente e l’oratorio pieno di giovani. Ma è dura ricreare fiducia con tutti questi muri di gomma che ci circondano.