Appello al Sindaco per l’introduzione a Rozzano del salario minimo

Mozione del consigliere Foglia, non approvata durante il consiglio comunale del 31 marzo, per la verifica e il controllo delle ditte in appalto affinché i propri dipendenti percepiscano un salario minimo. Mozione del consigliere Foglia, non approvata durante il consiglio comunale del 31 marzo, per la verifica e il controllo delle ditte in appalto affinché i propri dipendenti percepiscano un salario minimo.

Il lavoro non è solo questione di retribuzione ma anche di senso e significato. Perché un buon lavoro oltre a permettere, come sancito dall’articolo 36 della nostra costituzione, “un’esistenza libera e dignitosa”, offre la possibilità di partecipare attivamente al benessere sociale ed economico. Di sentirsi pienamente appartenenti ad una comunità e di rispondere così con responsabilità al dovere di collaborare alla costruzione del bene comune. E forse anche per questo il lavoro è stato scelto da Dio come la cornice ideale in cui incontrare i profeti. Come Mosé che incontra Dio sul Monte Oreb mentre pascolava (Es 3,1), Elia mentre arava con dodici paia di buoi (1Re 19,19) e gli apostoli Pietro ed Andrea mentre pescavano (Mc 1,16). Tutto questo per insegnarci ad amare e custodire il lavoro da ogni forma di sfruttamento e svilimento. Perché è un luogo santo che merita rispetto e continua protezione. Soprattutto da parte delle istituzioni chiamate a difendere, tramite buone leggi e regole, la sua dignità. Così come può fare anche il Comune di Rozzano.

Sul solco di questo contesto, La Voce di Rozzanorilanciando una mozione del consigliere Foglia presentata durante il consiglio comunale del 31 marzo 2026 purtroppo non approvata – fa un appello al Sindaco Ferretti di impegnarsi affinché le ditte assegnatarie di lavori da parte del comune, e tutte le altre operanti in subappalto, adottino per i propri dipendenti un salario minimo dignitoso di 9 euro (cifra che ritengo ancora bassa, ma per ora andrebbe bene cosi) che equivale a circa 1200 euro al mese. Iniziativa che, pur ritenuta lodevole e sensata anche dal Sindaco durante il consiglio comunale del 31 marzo, non è stata approvata con la motivazione di non essere necessaria perché tale esigenza risulterebbe ampiamente disciplinata dal codice dei contratti pubblici con decreto legislativo 36/2023. In realtà, come dimostrano tante iniziative proliferate in diversi comuni d’Italia, non è così. Si può fare sempre di più.

Perché tale legge, nonostante imponga ai comuni appaltanti di indicare nei bandi di gara il contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) in “vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro” (Articolo 11 comma 1), permette l’applicazione di contratti diversi da quelli indicati purché garantiscano tutele equivalenti ma che prevedono paghe orarie molto basse, anche sotto i 9 euro lordi. Si può quindi rispettare l’articolo 11 di tale legge, che disciplina l’applicazione dei contratti collettivi nazionali di settore, in un contesto di retribuzioni non dignitose. Possibilità lasciata aperta dalle maglie dell’articolo 11, comma 3: “Gli operatori economici possono indicare nella propria offerta il differente contratto collettivo da essi applicato, purché’ garantisca ai dipendenti le stesse tutele di quello indicato dalla stazione appaltante o dall’ente concedente”.

Motivo per cui alcuni comuni, come quello di Firenze e Venezia, tramite delibere comunali, e tanti altri, hanno impegnato l’amministrazione comunale ad indicare in tutte le procedure di gara – in ottemperanza all’articolo 11 del codice degli appalti 36/2023 – il ricorso a contratti collettivi “maggiormente attinente alla attività svolta stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative” e ad un trattamento economico per i dipendenti delle aziende appaltanti e sub appaltanti pari o superiore a 9 euro l’ora. Impegnandosi a verificare puntualmente il rispetto dell’applicazione del contratto e delle condizioni contrattuali in maniera costante. Anche nei casi in cui un’azienda, per motivi giustificabili, non riesce a ricorrere a uno dei contratti consigliati durante il bando di gara.

Tutto questo, dopo essere state discusse all’interno del consiglio comunale tramite ordini del giorno o mozioni, per mezzo di delibere di giunta molto semplici e riportate in seguito per le città di Firenze –https://www.bollettinoadapt.it/wp-content/uploads/2024/03/Proposta_Deliberazione_di_Indirizzo_di_Giunta-DIG_2024_00114.pdf – e per quella di Venezia – https://consiglio2020.comune.venezia.it/pdf/atti_indirizzo/1/712_mozione_730.pdf. Delibere che giustificano la loro azione sull’articolo 36 della costituzione, sulla sentenza della Cassazione del 02.10.2023, n. 27713, sulla già esistenza del salario minimo in molti stati dell’Unione Europea e sullo stesso articolo 11 del dlgs 36 del 2023.

Il Sindaco Ferretti accogliendo questo appello non solo si impegnerebbe in una misura di giustizia sociale verso tanti lavoratori non adeguatamente retribuiti, ma rilancerebbe l’immagine di Rozzano come città capace di esprimere, con gesti concreti e reali, solidarietà e vicinanza a lavoratori in difficoltà. Una città sempre più credibile nel suo quotidiano impegno all’emarginazione e al degrado sociale. Perché l’albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno si trova in mezzo alla piazza della città (Ap 22,2) e Rozzano, con questo gesto, simbolicamente ne pianterebbe un buon seme.

Anche se in ritardo, buona festa del lavoro a tutti.

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